Breadcrumbs

Con due nuove importanti iniziative editoriali potremo mettere a disposizione dei nostri lettori due testi fondamentali. Il primo non ha bisogno di presentazioni, trattandosi del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels. Il secondo volume contiene una raccolta dei principali scritti di Trotskij sull’ascesa del nazismo in Germania. Di seguito alcuni estratti della prefazione di Claudio Bellotti.

Molti, soprattutto a sinistra, hanno ritenuto di poter tracciare il seguente parallelismo: così come la crisi del 1929 portò all’affermazione del nazismo in Germania e poi in Austria, in Europa centro-orientale e in Spagna e infine alla guerra mondiale, oggi la crisi porta con sé lo “sbocco a destra” delle contraddizioni del sistema.

Riteniamo questa analogia superficiale e sbagliata, sia per quanto riguarda gli anni ’30 che l’epoca odierna. Il fascismo e il nazismo, la reazione europea degli anni ’30, non furono una conseguenza automatica e inevitabile di determinate condizioni economiche. (…)

Il nazismo, come prima di esso il fascismo, non vinse solo perché “scelto” dalla classe dominante come strumento per riaffermare il proprio dominio; vinse anche e soprattutto perché il pericolo non venne capito nella sua reale natura, e di conseguenza non venne contrastato con i mezzi necessari e adeguati. (…)

Il carattere specifico del fascismo, che lo differenzia da altre forme di reazione borghese, viene identificato da Trotskij in due elementi chiave.

1) Il fascismo nel momento della sua ascesa come movimento di massa si basa su una propria organizzazione armata (le Camicie nere, le Sa e le Ss), costituita al di fuori delle strutture repressive dello Stato, come braccio armato di un movimento che inquadra masse rilevanti, reclutate in primo luogo fra la piccola borghesia, i disoccupati, settori di proletariato disgregati e demoralizzati, ecc. Nonostante il fascismo non possa contrapporsi all’apparato statale borghese e anzi cresca con la sua connivenza, rimane comunque un movimento la cui origine è esterna e per molti aspetti ostile ai partiti borghesi tradizionali, i cui gruppi dirigenti non sono in genere reclutati all’interno della classe dominante, ma hanno spesso origini plebee e godono di un ampio margine di indipendenza rispetto alla stessa grande borghesia.

2) Una volta giunto al potere il movimento fascista si integra con il vecchio apparato statale, si burocratizza e si istituzionalizza. Tuttavia esso si distingue da altre forme di reazione per la sua capacità di atomizzare il movimento operaio, di azzerare le sue organizzazioni e di inquadrare vaste masse nell’organizzazione repressiva.

“L’ora del regime fascista arriva nel momento in cui i mezzi militari-polizieschi “normali” della dittatura borghese, con la loro copertura parlamentare, diventano insufficienti per mantenere in equilibrio la società. Per mezzo del fascismo, la borghesia mette in movimento le masse della piccola borghesia infuriata, le bande dei declassati, i sottoproletari demoralizzati, tutti questi innnumerevoli esseri umani che lo stesso capitale finanziario spinge alla disperazione e alla collera. (…) La vittoria del fascismo porta all’accaparramento diretto e immediato da parte del capitale finanziario di tutti gli organismi e tutte le istituzioni di dominio, di direzione e di educazione: l’apparato statale e l’esercito, le amministrazioni comunali, le scuole, la stampa, i sindacati, le cooperative. Fascistizzare lo Stato non significa solo mussolinizzare forme e metodi di direzione – su questo piano i mutamenti sono alla fin fine secondari – ma anzitutto e soprattutto distruggere le organizzazioni operaie, ridurre il proletariato allo stato amorfo, creare un sistema di organismi che penetrino profondamente nelle masse e siano destinati a impedire la cristallizzazione indipendente del proletariato. Appunto in ciò consiste l’essenza del regime fascista.” (…)

Gran parte di questo libro sviluppa una polemica contro la sistematica sottovalutazione del pericolo nazista da parte dell’Internazionale comunista, contro il radicalismo verbale, contro il rifiuto di porsi il compito di suscitare una lotta di massa e di sfruttare la contraddizione di fondo tra il fascismo e le organizzazioni riformiste minacciate a loro volta dall’offensiva nera.

 

Ma da dove nasceva tale errore? Nel 1928 il VI congresso dell’Internazionale comunista aveva sancito la teoria del cosiddetto “Terzo periodo”, alla quale più volte fa riferimento Trotskij in queste pagine. Secondo tale teoria elaborata da Stalin e da Bukharin, allora suo principale alleato e teorico, dopo la temporanea stabilizzazione del capitalismo, si apriva una nuova fase, il “Terzo periodo”, caratterizzata da una costante radicalizzazione delle masse, dal definitivo “smascheramento” della socialdemocrazia e da una “crisi finale” del capitalismo. Da questa analisi completamente unilaterale venivano fatte derivare parole d’ordine e tattiche completamente estremiste e settarie: i partiti riformisti venivano definiti “socialfascisti” e assimilati ai partiti fascisti tout court, nei sindacati i comunisti si fecero promotori di scissioni disastrose, perdendo gran parte della loro influenza nella classe operaia organizzata, particolarmente in Francia e in Germania. (…)

Al settarismo dilagante si accompagnava la crescente stretta nel regime interno ai partiti comunisti. In Russia l’opposizione di sinistra guidata da Trotskij era già stata espulsa nel 1927 e i suoi quadri si avviavano al confino e alla deportazione; le espulsioni e le epurazioni dilagavano anche sul piano internazionale, nel Pcdi la “svolta” estremista sancita nel 1930 portava all’espulsione di tre membri su sette dell’Ufficio politico del partito: Leonetti, Tresso e Ravazzoli. Lo stesso Gramsci, contrario alla “svolta”, era emarginato dai suoi compagni durante la prigionia. (…)

Trotskij avverte del ritmo accelerato degli avvenimenti, segnala con precisione l’esatta portata del pericolo: “L’arrivo al potere dei ‘nazionalsocialisti’ avrebbe come conseguenza, innanzitutto, lo sterminio della élite del proletariato tedesco, la distruzione delle sue organizzazioni; gli toglierebbe la fiducia in se stesso e nel suo avvenire. Se si tiene conto della maggiore maturità, della ben maggiore gravità degli antagonismi esistenti in Germania, l’opera infernale del fascismo italiano sembrerebbe probabilmente insignificante, sarebbe un’esperienza quasi umanitaria in confronto a quello che potrebbe fare il nazionalsocialismo tedesco.” Indica la inevitabile prospettiva a media scadenza del riarmo e della guerra fra un regime nazista e l’Unione Sovietica, avverte come la semplice partecipazione dei nazisti a un governo di coalizione implicherebbe il rapido assorbimento nel movimento nazista di tutte le altre forze.

Non proporremo qui analogie più o meno peregrine fra la situazione di allora e quella odierna. La validità e l’attualità dei testi qui presentati non risiede in ciò, bensì nelle generalizzazioni teoriche che se ne possono trarre. L’analisi dei rapporti reciproci tra le classi, tra le classi e le loro direzioni politiche, il rapporto tra riformismo e democrazia borghese, tra reazione statale e mobilitazione reazionaria di massa, il ruolo decisivo della direzione politica, ossia del fattore soggettivo, all’interno del movimento operaio, tra dinamica internazionale e dinamica interna: questi sono i temi sui quali le elaborazioni di Trotskij acquisiscono una validità che va al di là della contingenza storica che le ha dettate, e che può e deve diventare parte integrante della formazione di quei quadri e militanti politici senza la quale nessuna “ricostruzione della sinistra” è pensabile nel nostro paese

 


Scritti contro il nazismo 1930-33

Lev Trotskij

256 pagg., euro 9,00

Indice

Prefazione

Cronologia

La svolta dell’Internazionale comunista e la situazione in Germania (26 settembre1930)

Contro il nazional-comunismo (Le lezioni del plebiscito rosso) (25 agosto 1931)

La chiave della situazione è in Germania (26 novembre 1931)

La vittoria di Hitler significherebbe la guerra (25 aprile 1932)

La sola via (settembre 1932)

La tragedia del proletariato tedesco (14 marzo 1933)

Che cos’è il nazionalsocialismo? (10 giugno 1933)


Il Manifesto del Partito comunista

K. Marx-F. Engels

96 pagg., euro 4,00

 

 

Joomla SEF URLs by Artio