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Negli ultimi 15 anni Parma è stata laboratorio di prova e modello del “nuovo welfare”, ossia come coniugare tagli alla spesa e ai servizi ampliando il mercato con nuove esternalizzazioni e privatizzazioni. Alimentando, parallelamente, un clima di paura e insicurezza a suon di ordinanze comunali, telecamere e potenziamento delle forze dell’ordine affiancate da un esercito che in tenuta antisommossa pattuglia la città.

Molti sono i primati che la giunta Vignali e le precedenti (centrodestra) possono vantare per gli interventi in questi settori.

Politiche abitative. Parma è stata la prima città a sperimentare il meccanismo del social housing: gestisce tutto una holding di proprietà del Comune che intercetta gran parte dei contributi pubblici e gode di forti sgravi fiscali in virtù della presunta “utilità sociale” dei progetti.

Le abitazioni sono offerte a canone agevolato. Nei fatti però sono accessibili solo ad alcune categorie sociali, ossia i redditi medi. La stragrande maggioranza delle domande, proveniente dai redditi più bassi, non può permettersi quegli alloggi. Accade così che sempre più persone, dai migranti a lavoratori colpiti dalla crisi, si ritrovano letteralmente per strada anche perché l’housing sociale sta di fatto sostituendo l’istituto delle case popolari che non vengono più costruite.

Servizi sociali. Si introduce il concetto di quasi-mercato per la definizione di un nuovo stato sociale. In realtà di nuovo non c’è niente, si mescolano un po’ le acque per confondere le solite esternalizzazioni-privatizzazioni. Il Comune assegna alle famiglie dei “buoni” da spendere in servizi educativi o assistenziali e la famiglia “sceglie” in che struttura o a che cooperativa rivolgersi. Superficialmente il diritto alla salute è salvaguardato ma in realtà il pubblico finanzia un settore ormai in mano alle cooperative sociali le quali operano in un “mercato” praticamente privo di concorrenza. Ad un settore che fattura già di suo 123 milioni l’anno, gli si regala l’appalto di tutto il settore infanzia-disabilità con un notevole risparmio per il Comune. Nel frattempo i Servizi sociali del Comune continuano ad essere tagliati.

…E sicurezza urbana. Di fronte ad una crisi che ha colpito fortemente le imprese il loro “comitato d’affari”, ossia la giunta comunale, si stringe a quadrato regalando, come abbiamo visto, appalti. In più si adotta il classico metodo del capro espiatorio: è colpa dei migranti se non ci sono case o asili nido, se non ci sono borse lavoro e contributi economici per gli italiani, è colpa di certi giovani se c’è degrado, e così via. Tutti questi soggetti, devono starsene in casa, ai margini della città o, come ci insegna il Governo, vanno espulsi. Così il Comune diventa molto generoso quando si tratta di comprare manganelli nuovi, impiantare telecamere (400mila euro) o costruire postazioni fisse della municipale in diverse zone della città (86.160 euro).

Di fronte a tutto questo vale poco l’opposizione di facciata del Pd in Consiglio comunale quando, di fatto, sostiene anch’esso un modello di welfare appaltato alle cooperative o quando, per esempio in Provincia, adotta la stessa logica speculativa.

Ciò che serve è costruire un’opposizione sociale e politica che rompa l’isolamento della repressione e unisca sul fronte di richieste quali: un’edilizia popolare pubblica, spazi sociali e servizi (dagli asili nido ai centri per gli anziani) accessibili a tutti. Questa è la vera sicurezza di cui si sente il bisogno e non di una città blindata e militarizzata. La lotta è solo all’inizio ma non abbiamo paura di affrontarla consci che ciò che rivendichiamo non è carità ma sono diritti!




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