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Le chiamano Cooperative “rosse”, ricordando che le Cooperative Operaie di Trieste Istria e Friuli affondano le proprie radici nella storia del movimento operaio giuliano.
Ma qui di rosso non c’è più niente, tranne il sangue che i lavoratori e i piccoli risparmiatori saranno costretti a sputare per far fronte al fallimento dell’azienda.

ripsarmiatoricoop
Trieste, 20 ottobre - coda di risparmiatori Coop
davanti gli uffici di Via Gallina

Secondo le indagini della magistratura i giochetti sul bilancio iniziano nel 2007, data dalla quale Coop inizia a gonfiare i bilanci con entrate fittizie ricavate da cessioni immobiliari: in poche parole vendeva immobili di sua proprietà a società controllate dalla stessa Coop. Se ciò non bastasse, terminate le “vendite”, Coop pagava su questi immobili l’affitto a se stessa. Nei fatti un rimescolamento delle stesse carte durato per 7 anni.
Rimescolamento che però ha causato, o per lo meno coperto, un buco nel bilancio di 37 milioni di euro.

A questo buco inoltre, secondo le indagini della Procura che ha chiesto al Tribunale civile il fallimento dell’azienda, si aggiunge anche un calo del prestito sociale da parte dei risparmiatori: da 122 milioni a 103 milioni di inizio 2014.
Ma leggiamo ancora dagli atti della procura pubblicati dal giornale locale: “questi 103 milioni di euro le Coop non li hanno. Si reggevano sulla speranza che i prestatori se ne rimanessero buoni a casa e non venisse a quasi nessuno in mente di recarsi allo sportello di via Gallina a chiedere di ritirare il proprio denaro.”
Cosa puntualmente successa questa mattina, quando una calca di risparmiatori hanno preso d’assalto gli uffici della Coop, stranamente chiusi per guasti tecnici.

Ad ogni modo, quei soldi non ci sono, e difficilmente rientreranno nelle tasche dei piccoli investitori, lavoratori e pensionati che hanno creduto nella solidità dell’azienda per mettere a frutto i propri risparmi.
Con la richiesta di fallimento delle Coop Operaie si apre quindi il problema non solo dei risparmiatori ( i quali si vedrebbero rimborsati, a fallimento concluso, di circa il 30% dei propri investimenti) ma anche quello dei dipendenti dell’azienda, che sono 718 sparsi in 43 punti vendita.

Ad oggi non conosciamo le prospettive per questi lavoratori, che come tanti lavoratori del commercio in questi anni hanno subito la precarietà, i turni domenicali obbligati, la riduzione del salario.

Ma ci chiediamo una cosa. Tutti i sacrifici chiesti ai lavoratori del commercio in questi anni a cosa sono serviti?
La vicenda delle Coop Operaie ci dice che sono serviti ad ingrassare ulteriormente le tasche dei manager, a permettere loro di giocare con i soldi dei piccoli investitori sulle spalle di lavoratori sempre più sfruttati, precarizzati e de-sindacalizzati.
Oggi a questi lavoratori la Coop da il benservito.

In questi anni qualcuno ha fatto profitti, investimenti, speculazioni a danno dei lavoratori, dei risparmiatori e dei consumatori. Mentre questi signori si permettevano di coprire bilanci con soldi fittizi, colpivano con denuncie e multe salatissime poveri pensionati che colpiti dalla crisi, con la pensione al minimo, avevano tentato di rubare “ben” 5 arance o qualche fettina di carne dal banco frigo.
E’ la morale dei padroni e del soistema capitalista: deboli con i forti e forti con i deboli.

Davanti al fallimento di Coop, ai contratti nazionali firmati al ribasso, alla precarietà e al tentativo del Governo, attraverso il Job Act, di fare ulteriori concessioni ai padroni sulla pelle dei lavoratori, è ora di organizzarsi, di essere forti con i forti.
Il 25 ottobre a Roma da Trieste vogliamo portare anche la storia dei lavoratori Coop per chiedere a gran voce lo Sciopero Generale contro chi ci ha impoverito, rubato il lavoro e il futuro.
Gli immigrati? No, i padroni e il loro Governo.

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