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Nelle università c’è un crescente malcontento: da settembre a oggi abbiamo visto l’ occupazione di Architettura a Venezia, l’occupazione contro il rincaro delle tasse per le fasce più basse (del 100%) a Cagliari, l’occupazione della casa dello studente a Cassino e Lecce, la vertenza degli studenti baresi contro i tagli allo studio della regione Puglia, l’occupazione di Agraria a Viterbo, e si potrebbe continuare aggiungendone tante altre.

Purtroppo però tutte queste mobilitazioni si sono sviluppate come delle singoli esplosioni di rabbia, sicuramente importanti, ma che non hanno avuto la capacità di uscire dai loro singoli atenei e che spesso, troppo spesso, si sono appiattite e spente per seguire la logica dei gesti simbolici, delle azioni eclatanti e della risonanza mediatica. 

Le condizioni di studio peggiorano sia per gli studenti del vecchio ordinamento che per quelli del nuovo.

Tutti devono fare i conti con una serie di ostacoli economici e didattici creati dalla legge di riforma dell’università (legge 509/99 “Zecchino”, voluta fortemente da Confindustria, attuata dallo scorso governo di centro-sinistra e peggiorata dall’attuale Ministro Moratti) che non fanno altro che aumentare la selezione di classe e rendere sempre più un miraggio l’università per i figli dei lavoratori.

Pesano sulle spalle degli studenti e delle loro famiglie vertiginosi aumenti di tasse (se tre anni fa a Bologna la prima rata di Lettere e Filosofia, uguale per tutti,  era di circa 350 euro, oggi è di 480! e la seconda rata si aggira su 800 euro!) accompagnati da una riduzione del numero delle borse di studio (classico il caso dell’ Arstud di Bologna, l’azienda regionale per il diritto allo studio,
che prevede nelle graduatorie di assegnazione la voce ormai inflazionatissima “idoneo ma non
assegnatario per mancanza di fondi”).

Poi c’è il problema delle strutture e degli spazi – clamoroso il caso di Firenze che vende parte del patrimonio artistico immobiliare per dare posto ad aule e dipartimenti: gli studenti sono costretti a fare lezione in aule sovraffollate, seduti per terra, o a fare maratone per la città passando da un’ aula ad un teatro o a un cinema.

La Riforma è poi nociva sul piano della didattica… Al di là dell’infernale sistema dei crediti introdotto con la laurea triennale, il più grosso equivoco è legato proprio alle Lauree Specialistiche. Queste lauree sono in molti casi a numero chiuso, continuamente in cambiamento e con prezzi inaccessibili.

A Bologna il costo medio di una Laurea Specialistica è di 2.200 Euro. Si è lasciato credere allo studente di poter fare la laurea di base (apparentemente più accessibile) e poi di poter scegliere se fare o no una specialistica. In realtà la Laurea Specialistica è facoltativa solo di nome: la Laurea di Base è praticamente inutile senza la specializzazione, vale poco più di un diploma liceale. I crediti poi istituiscono di fatto l’obbligo di frequenza nella maggioranza dei corsi universitari.

Questo è un evidente attacco a quel 52% degli studenti universitari che studiano e lavorano contemporaneamente (magari proprio per mantenersi agli studi). Anche gli studenti del vecchio ordinamento subiscono le varie conseguenze della Riforma tra cui la riduzione degli appelli (a Scienze della Comunicazione a Bologna gli appelli sono passati nel giro di un anno da 10 a 5!! Praticamente tra un appello ed un altro passano 4 mesi… se sei fortunato…) e lo smantellamento dei corsi (sempre a scienze della comunicazione si possono scegliere quest’anno tra solo 8 opzionali, contro i 15 di due anni fa).

La realtà è che laurearsi, tra aumenti di tasse e di ritmi di studio, numeri chiusi, ecc…,  è in questo momento un sogno per la maggior parte dei giovani e un privilegio riservato a studenti più o meno benestanti, non c’è da stupirsi se il 36% dei laureati è del quarto anno fuori corso e solo il 5% degli iscritti riesce a laurearsi in corso.

 

Per far sì che l’ università sia veramente accessibile a tutti dobbiamo costruire un movimento nazionale, che unifichi tutte le singole lotte, e che porti alla vittoria sulla base di un programma chiaro:

 

• Ritiro dell’Autonomia Universitaria e di tutte le controriforme dell’istruzione.

• Accesso libero e gratuito

   all’università

• Abbattimento dei costi di studio

• Contro l’obbligo di frequenza, diritto alla frequenza.

• Abbattimento dei ritmi di studio
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