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Corrispondenza dal Pakistan

Scure nubi di guerra e distruzione si profilano minacciose sull’Afghanistan e sul Pakistan. Mano a mano che il tempo spazza via l’atmosfera di speculazione, l’incertezza, la confusione e una paura profonda si impadroniscono di queste società impoverite. La minaccia di un’aggressione imperialista all’indomani degli attentati a New York e Washington pende come una spada sulla testa delle popolazioni.

Forti tensioni si sono accumulate sulla frontiera tra il Pakistan e L’Afghanistan. Per la prima volta dalla conquista di Kabul da parte dei talebani nel 1996, le truppe di frontiera pakistane e talebane si fronteggiano. Le guardie di frontiera talebane hanno installato batterie contraeree vicino alla frontiera. Anche le forze pakistane che controllano la frontiera a Torkham, i fucilieri del Khyber, hanno preso posizione. Militanti arabi, pakistani, uzbechi e tagiki in Afghanistan hanno lasciato Kabul e si sono insediati nelle postazioni controllati in precedenza dai mujahideen a Khak-I-Jabbar, nel villaggio Dardand, 40 chilometri a sud di Kabul. I mujahideen arabi si sono spostati verso le loro antiche basi e, come i talebani, le hanno riattivate.

Le crescenti tensioni non hanno impedito ai talebani di mettere al sicuro i loro familiari nei santuari in Pakistan nel timore di attacchi Usa conto l’Afghanistan. Ma la gente comune di Kabul e delle altre città devastate dalle guerre, dalla povertà, dalla fame e dalla repressione stanno soffrendo in uno stato di estrema indigenza. Questa nuova minaccia di aggressione imperialista è un’ulteriore episodio di orrore che questi derelitti dovranno sopportare.

Negli ultimi vent’anni, su una popolazione afgana di 23 milioni, oltre un milione sono morti nel conflitto permanente. Cinque milioni stanno marcendo nei campi profughi e nelle campagne del Pakistan e dell’Iran. Con questa nuova minaccia di attacco americano quattromila afgani stanno attraversando le frontiere verso il Pakistan, nonostante la chiusura ufficiale delle frontiere.

L’età media in Afghanistan è di 43 anni. A parte una esigua cricca che governa, la stragrande maggioranza della popolazione afgana è priva di assistenza sanitaria, acqua potabile, e altri servizi minimi di sussistenza. Il tasso di alfabetizzazione è sceso sotto il 25%. Ci sono 200mila vedove a Kabul a cui è vietato uscire di casa e che non possono quindi lavorare pur non avendo altri mezzi per mantenersi. Le ragazze sono escluse dalle scuole e dall’insegnamento. Non c’è mai stata una linea ferroviaria in Afghanistan, uno dei paesaggi più aridi al mondo. L’Afghanistan è anche uno dei paesi con il maggior numero di mine al mondo. Nel caso di un attacco americano quelli che soffriranno di più saranno, come sempre, i poveri, i deboli e i diseredati. I prezzi a Kabul stanno già salendo alle stelle. Il prezzo dei carburanti è salito del 20% in soli tre giorni.

Il piano di attacco Usa

L’impatto reazionario dell’attacco terrorista ha anche evidenziato la natura feroce e brutale degli Stati Uniti. In questa baldoria reazionaria non pretendono neppure di avere prove concrete del coinvolgimento di Osama Bin Laden, ma promettono di distruggere l’Afghanistan. Questa, però, non è la Guerra del Golfo, con i suoi obbiettivi chiari da colpire - bunker rinforzati, fabbriche, ponti e i palazzi di Saddam Hussein. L’Afghanistan non può essere bombardato con l’obbiettivo di essere riportato all’epoca preindustriale, perché è già in quelle condizioni. Le poche infrastrutture che aveva prima di cadere nel caos politico in cui si trova sono sparite da lungo tempo nella polvere. Anche le strade sono state distrutte.

L’attacco americano consisterà per prima cosa in un bombardamento aereo e nel lancio di missili Cruise dalle navi da guerra americane nel Golfo. Ci sarà un massiccio bombardamento a tappeto che devasterà ulteriormente l’Afghanistan, se questo è possibile. Gli obiettivi principali degli attacchi militari comprenderanno i quartier generali dei talebani a Kandhar, gli edifici del governo e i centri residenziali arabi a Kabul, alcune strutture legate al governo a Jalalabad e 18 areoporti e ponti nelle principali città dell’Afghanistan. Le forze guidate dagli Usa avranno a disposizione un’enorme varietà di armi dalle "bombe intelligenti" ai missili cruise Tomahawk oltre ai bombardamenti convenzionali d’alta quota per spianare il terreno prima di far partire un’azione di terra.

Questi "obiettivi ammorbiditi" saranno poi attaccati tramite missioni mordi e fuggi portate avanti da gruppi di commandos. Questi assalti di terra dopo gli attacchi aerei contro l’Afghanistan saranno eseguiti da speciali forze Usa composte da marines e elementi dell’82a e della 101a divisione aviotrasportate americane.

Non è escluso che il Ssg (Special Services group, cioè le forze speciali) dell’esercito pakistano – che ha partecipato ad esercitazioni congiunte con le divisioni americane 82a e 101a - riceva l’ordine di partecipare il lavoro. Il caso vuole che il generale Pervaiz Musharraf provenga proprio da questa divisione dell’esercito pakistano.

Gli Stati Uniti dispongono di un contingente pari a 25 mila uomini dislocati sulle navi da guerra o sul territorio nella regione del Golfo persico. Oltre a questo, in quella zona si trovano anche due gruppi di portaerei con 75 aerei da guerra e fra le 10 e le 20 navi ciascuno. Se gli Usa decidessero di attaccare l’Afghanistan, verrebbero sicuramente utilizzate le portaerei Enterprise e Carl Vinson.

Nonostante l’infrastruttura sociale e fisica dell’Afghanistan sia in frantumi i talebani dispongono, dal canto loro, di un arsenale militare di livello relativamente alto. La parata militare a Kabul dello scorso anno ha mostrato che i talebani hanno ancora a disposizione almeno 50 missili americani Stinger, uno dei missili antiaerei più efficaci. La milizia possiede inoltre un numero imprecisato di carri sovietici T-55 e T-59. Hanno anche batterie da 130 e 150 mm e missili da 122 e 107 mm. L’esercito talebano è dotato anche di alcuni elicotteri M1 e batterie contraeree, oltre ad un vasto arsenale di missili anticarro.

Nonostante questo arsenale sia poca cosa confronto alla colossale potenza militare degli Usa, per gli americani non sarà semplice venirne a capo. Gli Usa cercheranno sicuramente di evitare uno scontro militare diretto di tipo classico. Ma anche una tattica mordi e fuggi portata avanti da piccoli gruppi scelti non potrà evitare perdite umane e potrebbe svilupparsi una guerriglia protratta nel tempo. Gli stessi americani hanno insegnato la tattica della guerriglia alla maggior parte degli strateghi militari talebani.

Gli Usa e il fondamentalismo

Osama Bin Laden fu reclutato da Turki Al Faisal, il capo dei servizi segreti sauditi tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ’80, insieme a Gulbadin Hekmatyar, il preferito della Cia e fantoccio del gruppo pakistano Jamaat-e-Islami. Negli anni ‘80 Bin Laden organizzò, per conto della Cia, l’insurrezione contro il governo afgano di sinistra.

Dopo la caduta del governo Najibullah le differenti fazioni islamiche contrapposte hanno creato una situazione di caos che ha messo in pericolo gli interessi di quelli che avevano sponsorizzato la cosiddetta Jihad afgana. Il termine Jihad (guerra santa islamica) era stato abbandonato da quasi mille anni, fin dal decimo secolo. Questo termine è stato ripreso, insieme con tutto il bagaglio del fondamentalismo islamico, dall’imperialismo americano nella seconda metà del diciannovesimo secolo.

Per contrastare l’anarchia che dominava nell’Afghanistan post "comunista" e che stava contagiando il Pakistan, la Cia, in collaborazione con l’Isi (Inter Services Intelligence, i servizi segreti pakistani), cominciò ad appoggiare i talebani nel 1994. Ironicamente tutto questo succedeva mentre il Pakistan era governato dal cosiddetto regime progressista di Benazir Buttho. La copertura finanziaria di questa operazione – a parte i contributi provenienti dall’Arabia Saudita e dalla Cia – provenne principalmente dalla società Unocal e dalle principali compagnie petrolifere americane che avevano forti interessi nella costruzione di oleodotti e gasodotti dalle repubbliche centroasiatiche – in particolare in Turkmenistan - che dovevano passare attraverso l’Afghanistan dirigendo verso i mari caldi. L’accordo fu concluso sotto gli auspici dell’allora sottosegretario di Stato americano Ms. Robyn Raphael. Un altro funzionario americano degli esteri, Robert Oakley, era diventato uno dei dirigenti della società Unocal proprio grazie alla sua esperienza nella regione. L’Isi convinse anche l’organizzazione militare del Pdpa (Partito democratico del popolo pakistano) guidata da Shahnawaz Tanai ad appoggiare l’esercito talebano e usare i suoi piloti per far volare i caccia Mig 23 e Sukhoi dell’esercito afgano e per guidare i sofisticati carri armati russi.

I talebani catturarono Kabul nel 1996. La sola società Unocal contribuì con 30 milioni di dollari alla riuscita di questa operazione. Gli americani non furono affatto disturbati dalla rudezza e dalla barbarie dei talebani nei confronti della popolazione afgana. Non si sono mai lamentati della repressione delle donne da parte questi mostri. In realtà dopo essere arrivati al potere i talebani hanno cominciato a giocare con varie multinazionali del petrolio che cercavano di fare accordi con loro sugli oleodotti e i gasdotti. Nel 1997 i talebani hanno mandato due delegazioni a due compagnie in concorrenza tra loro, la Unocal e la Bridas (un gigante del petrolio argentino) in Texas e a Buenos Aires. Nel quartier generale della Bridas, a Buenos Aires, fu chiesto a tutte le dipendenti donne di non mettersi in gonna ma di portare i pantaloni e coprirsi il capo con un velo. Istruzioni simili furono date in Texas, Usa. I talebani, tuttavia, delusero entrambi: approfittarono dei vantaggi e poi ruppero gli accordi.

Il ruolo del Pakistan

La dittatura pakistana trasse enormi benefici dalla guerra afgana promossa dagli Stati Uniti durante gli anno ’80. Non solo ebbe privilegi economici che gli permisero di stabilizzare il regime, ma rubarono anche larghe fette di aiuti finanziari e armi destinate ai gruppi fondamentalisti durante l'insurrezione controrivoluzionaria in Afghanistan.

I generali guadagnarono miliardi di dollari grazie al ruolo che giocarono nella più vasta operazione "coperta" lanciata dalla Cia. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale concessero enormi prestiti al governo pakistano per sostenere l’economia. I generali misero al riparo i loro vertiginosi guadagni nelle banche europee e americane. L’esercito e l’Isi non solo furono coinvolti nello storno a loro vantaggio dei fondi stanziati per la guerra, ma anche nel commercio di droga in connivenza con la Cia. Su questo terreno si potevano fare ancora più soldi. Ma ora è arrivato per il Pakistan i nodi giungono al pettine.

L’Isi venne inizialmente creato dalla Cia, e fino ad ora era il principale architetto dei gruppi terroristi islamici. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e il ritiro delle truppe russe dall’Afghanistan, questo terreno d’intervento scese drasticamente nella lista delle priorità della politica estera americana. Gli aiuti finanziari si prosciugarono e gli Usa tentarono di fermare le "operazioni" di cui erano stati promotori. Ma il genio era ormai uscito dalla lampada. A questo punto era inevitabile un conflitto tra le minacciose creature e il loro malefico creatore. Proprio questo ha portato Osama Bin Laden a rivolgersi contro il "secondo Satana", il suo stesso mentore, gli Usa.

I talebani hanno beneficiato enormemente dell’impero finanziario di Osama, i suoi campi di addestramento e la sua organizzazione terrorista, Al-Qaeda, che conta più di 13mila fanatici tra le sue fila. Il Mullah Omar, l’autoproclamato Califfo e "guida del mondo islamico", ha sostenuto Osama Bin Laden nella sua crociata. Si dice anche che il Mullah Omar e Bin Laden siano imparentati attraverso un matrimonio. L’ultimo favore che Bin Laden ha fatto al Mullah Omar è stato l’assassinio di Ahmed Shah, il peggior nemico di Omar, nella valle Panjsher. In realtà la lista dei debiti del Mullah Omar nei confronti di Bin Laden è lunga. Questo significa che le possibilità che il Mullah Omar consegni Bin Laden all’occidente sono praticamente inesistenti. Resisterà alle fazioni all’interno dei talebani che per evitare il pericolo vorrebbero consegnare Osama. La casa di Omar è già stata bombardata in passato e diversi segnali indicano che i conflitti all'interno all’interno della leadership talebana stiano crescendo. La crisi attuale aggraverà ulteriormente queste contraddizioni.

Ma in questa situazione il regime pakistano è quello che si trova nella posizione più precaria, e nonostante sia una potenza nucleare sta tremando di paura. Un'eventuale attacco americano all'Afghanistan potrebbe avere conseguenze devastanti per il Pakistan. L'economia pakistana è a pezzi. Le sanzioni Usa hanno ulteriormente debilitato l'economia. Il tasso di crescita è sceso da una media annuale del 6,9% negli anni '80, al 4% negli anni '90 fino ad arrivare a circa il 2,1% negli ultimi due anni. Il Pakistan sarebbe stato insolvente se l'Fmi non avesse accettato di rinegoziare il suo debito negli ultimi mesi. Ma i nuovi prestiti non fanno altro che mantenere il meccanismo perverso del debito. Nessun nuovo progetto importante è in vista.

Un settore importante della classe dominante pakistana vorrebbe accettare apertamente i diktat dell'imperialismo americano; circolano voci che questo potrebbe permettere loro di ottenere uno sconto di tre miliardi di dollari sul debito.

La maggior parte dei generali, alti funzionari, giudici e altri elementi dell'élite hanno enormi interessi personali in gioco. Secondo un rapporto, ventotto membri dell'élite pakistana possiedono in occidente valori finanziari equivalenti a 82 miliardi di dollari. Questa cifra è gigantesca se si considera che il Pakistan ha un debito estero totale di 39,2 miliardi di dollari e un debito interno di 40,4 miliardi di dollari. Il 65,5% del bilancio serve per pagare gli interessi sul debito mentre il 40% è dedicato a spese militari. Ogni anno economico in Pakistan inizia con il regime in rosso. Il Pil si è ridotto a 67 miliardi di dollari negli ultimi anni. Il bottino accumulato dalla cricca dei militari è a rischio se osano sfidare l'imperialismo Usa.

In caso di attacco all'Afghanistan il Pakistan potrebbe affrontare altri disastri. L’uso probabile dello spazio aereo pakistano da parte delle forze statunitensi ha attirato l’attenzione degli strateghi militari pakistani che pensano a un uso estensivo della potenza aerea americana, fra cui missili Cruise Tomahawk, bombe intelligenti, B-52. Questo arsenale aereo probabilmente volerà sullo spazio aereo pakistano. La dittatura è disposta ad ignorare la violazione del suo spazio aereo, ma il regime è estremamente preoccupato della possibilità che bombe americane possano colpire i depositi nucleari del paese che potrebbero trovarsi proprio sulle rotte utilizzate dagli americani o dai loro alleati.

Alcuni funzionari hanno detto che il Pakistan non può rischiare qualche imprevisto o errore tecnico nelle operazioni aeree, particolarmente se queste operazioni hanno luogo nello spazio aereo che si trova sopra le installazioni nucleari del paese che sono situate in vari posti segreti su tutto il territorio.

I bombardamenti della fabbrica di latte in polvere a Baghdad durante la guerra del Golfo e dell’ambasciata cinese a Belgrado dicono molto sulla precisione e l’accuratezza di queste bombe "intelligenti".

I tentativi disperati del Pakistan di convincere i talebani ad essere flessibili e a consegnare Osama Bin Laden riflettono il dilemma in cui si trova il paese. In realtà allo Stato pakistano è stato chiesto di disarmare e schiacciare quelle stesse organizzazioni che ha creato e con le quali si trova attualmente in stretto contatto. Il capo dell’Isi, il generale Mahmood Ahmed, guidava la delegazione mandata a Kandhar ad incontrare i vertici dei Talebani. Tra parentesi, questi era negli Usa nel momento degli attacchi al World Trade Center e al Pentagono. Non è un segreto che abbia ricevuto una bella strigliata dai suoi capi in America. Ma per lo stato pakistano e per l’Isi è una contraddizione impossibile da risolvere. Questa situazione sta creando enormi tensioni in aggiunta alle relazioni già tese fra le diverse fazioni dello Stato. Malgrado la maggioranza dei generali sia "unita", a dispetto dei profondi odii e conflitti di interessi, più che altro perché vedono la propria sopravvivenza legata all’aggrapparsi all’ultimo edifico in piedi di un apparato dello Stato in decadenza, tuttavia un colpo di Stato contro Musharraf e la sua corte filoamericana non può essere del tutto scartato.

Ma anche se non ci fosse un colpo di stato vittorioso, la sicurezza di Musharraf e della sua cricca è in grave pericolo. La catena di comando creata dall’Impero britannico nell’esercito pakistano è tale che il rischio di un colpo di Stato militare compiuto dai ranghi relativamente più bassi è minima; nonostante ciò il risentimento fra gli ufficiali più giovani e la truppa è enorme. Questo aumenterà ulteriormente nel caso di un attacco Usa all’Afghanistan.

La minaccia dei talebani al Pakistan, consegnata sabato 15 settembre dal loro ambasciatore Mullah Abdus Salam Zaeef, di invadere qualsiasi paese della regione che fornisse le proprie basi o il proprio spazio aereo alle forze armate americane è stata presa sul serio dal regime.

Gli ufficiali pakistani credono inoltre che esista un reale pericolo di un'escalation del terrorismo religioso poiché i Talebani continuano ad ospitare in Afghanistan alcuni dei terroristi pakistani più ricercati. L’altro pericolo che il regime prevede consiste in un terrorismo che colpisca alla cieca, simile a quello sofferto dal Pakistan negli anni ottanta e novanta e che aveva origine soprattutto in Afghanistan. Il Pakistan dovrà affrontare le ripercussioni dell’inferno che diventerà l’Afghanistan quando le operazioni militari americane partiranno.

Nonostante i principali partiti politici, gli intellettuali, i giornalisti e altri settori della classe dominante si siano allineati ai proclami degli Usa, la situazione fra le masse è molto differente. Attualmente le manifestazioni sono state sporadiche e il movimento antiamericano non ha una base di massa. Ciò potrebbe cambiare molto rapidamente.

Oggi i principali sostenitori della "difesa dell’Afghanistan" sono i fondamentalisti e i partiti islamici. La principale fonte di appoggio di questi elementi reazionari e dei Talebani sono le madrase, i seminari religiosi sparsi in lungo e in largo per il paese. Gli studenti, di età compresa fra i 5 e i 15 anni, sono in questi seminari principalmente perché i loro genitori non possono nutrirli, vestirli ed educarli. La notte vengono incatenati, vivono in condizioni atroci e sono indottrinati nel fanatismo religioso. I signori della droga e del riciclaggio del denaro sporco sono legati strettamente ai talebani e i fondamentalisti islamici sono coloro che hanno finanziato questi seminari.

Ci sono 5900 seminari di questo tipo in tutta la nazione, dove vivono circa mezzo milione di studenti. Gli stessi talebani provengono perlopiù da queste madrase al confine tra Afghanistan e Pakistan, soprattutto nel Baluchistan e nella Frontiera del NordOvest. Forniscono anche fanatici fondamentalisti per i conflitti in Kashmir, in Cecenia e altrove. Allo stesso modo ci sono circa 10mila "laureati" arabi provenienti da istituzioni simili, che sono con i talebani in Afghanistan. Bin Laden è il principale coordinatore di questa parte dell’operazione.

Ma al di là dei fondamentalisti, nella popolazione c’è in un odio e una repulsione generale e rabbiosa verso gli Usa. I vincoli dell’Fmi e l’estremo sfruttamento portato avanti secondo gli ordini degli Stati uniti sono evidenti anche al contadino pakistano più ottuso. C’è stato un sentimento generale di allegria fra vasti settori della popolazione alla notizia dell’attacco al World Trade Center e al Pentagono.

Una volta che comincerà l’aggressione, il movimento antiamericano comincerà ad espandersi e a conquistare una base di massa. Più ampia e più imponente diventerà e più debole sarà il controllo del fondamentalismo islamico. Che Bin Laden sia catturato o meno, l’attacco Usa scatenerà una tale fermento sociale che diventerà incontrollabile per l’attuale regime militare. Diversi scenari si aprono: un nuovo dittatore militare, un cambiamento di facciata con un pupazzo civile o una dura repressione da parte dell’attuale regime.

Dato il rapido declino economico, le convulsioni sociali e politiche che seguirebbero un provocazione americana potrebbero creare una situazione molto pericolosa per lo Stato e il sistema esistente.

Ad ogni modo, le prime vittime dell’operazione degli Usa sarebbero i poveri, gli innocenti e i più deboli che non hanno nulla a che fare col terrorismo, sia in Afghanistan che in Pakistan. Per questo l’aggressione americana deve essere respinta dai marxisti e dalla classe lavoratrice del Pakistan.

I dirigenti del Ppp (Partito popolare pakistano), il principale partito di massa in Pakistan stanno ancora una volta giocando il ruolo di traditori. Nelle ultime elezioni amministrative hanno concluso alleanze con alcuni partiti islamici. Ora, quando la stessa Jamaaat-e-Islami convoca una "Conferenza di tutti i partiti" per discutere l’imminente attacco all’Afghanistan la direzione del Ppp ha rifiuta di partecipare col pretesto che "ci sarebbero stati discorsi contro l’America, per cui non possiamo partecipare a una conferenza del genere". Ciò ha reso la situazione per i lavoratori e i giovani ancora più complicata e confusa. Ma quando scoppierà il movimento e la classe operaia entrerà in lotta, l’intero carattere delle mobilitazioni cambierà. Un programma e slogan rivoluzionari guadagneranno una base di massa e daranno una chiara direzione al movimento.

L’aggressione imperialista degli Stati uniti deve essere condannata, così devono essere il terrorismo e il fondamentalismo islamico, rappresentati dal mostruoso regime dei talebani e da altre organizzazioni islamiche. Una posizione indipendente di classe deve essere portata avanti con un programma e una strategia rivoluzionarie chiare.

Un generale fondamentalista, Hameed Gul, ha osservato in maniera sarcastica qualche mese fa: "Nel passato chi era filosovietico si dichiarava progressista, ora sono i filoamericani a farlo".

La realtà è che in quest’epoca di declino del capitalismo, il fondamentalismo islamico e l’imperialismo Usa sono due facce della stessa medaglia.

Questi fondamentalisti islamici da una parte e i politici e le Ong filoccidentali dall’altra sono prodotti di questo sistema marcio, le cui crisi economiche si riflettono nel declino e nella decadenza politica, culturale e sociale. Fino a quando il capitalismo continuerà a dominare il pianeta, gli orrori dell’aggressione imperialista e del terrorismo imperialista continueranno a torturare e a traumatizzare l’umanità. L’unica via d’uscita da questa miseria, dalla sofferenza e dalla barbarie è l’abbattimento del capitalismo per mezzo della rivoluzione socialista.

19 settembre 2001

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