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Vi sono paesi, quali l’Olanda e gli Stati Uniti, dove le risorse dei fondi pensione superano il 100% del Pil. Una cifra colossale. Cosa succede ai lavoratori in questi paesi? Che salari hanno? L’esperienza dimostra inequivocabilmente che in questi paesi non solo i diritti e i salari non sono migliori che altrove, ma persino le pensioni non sono più alte.

Stati Uniti. Negli Stati Uniti le aziende non sono obbligate a versare alcun contributo, e oltre il 50% delle aziende infatti non versa. Inoltre i fondi sono investiti massicciamente in azioni, amplificando i rischi. Molte aziende hanno contribuito ai fondi pensione con proprie azioni anziché denaro (sono circa il 20% del totale del valore dei fondi pensione). Un modo economico per far finta di versare soldi, ma che quando i corsi azionari sono calati si è dimostrato disastroso. Famoso il caso della Enron, crollata qualche anno fa dopo essere diventata una delle più grandi multinazionali del settore energetico: il 63% del patrimonio del piano previdenziale era investito in titoli della azienda e quando, in seguito agli scandali, le grandi banche e gli stessi dirigenti della società hanno iniziato a disfarsi delle azioni, innescandone il crollo, gli aderenti al fondo avevano l’obbligo di non vendere quelle azioni prima del raggiungimento dei 50 anni di età e si sono così ritrovati col classico cerino in mano. Lo scandalo ha scosso a tal punto l’opinione pubblica che nel febbraio del 2002 Bush ha presentato un pacchetto di proposte di riforma dei piani pensionistici per cercare di ridurre i problemi evidenziati dal crollo dei fondi pensione stile Enron. Ma questo non può ovviamente evitare nuovi crolli societari o di tutta la Borsa: molte grandi aziende hanno accumulato deficit talmente ampi verso i propri fondi pensione da superare la propria capitalizzazione in Borsa.

I lavoratori americani coperti da un fondo pensione sono sempre meno. Oggi la copertura riguarda meno della metà dei lavoratori. Ovviamente, dato il livello delle pensioni pubbliche, chi non aderisce non lo fa perché fiducioso di poter vivere con la sola pensione ma perché ha un salario talmente basso da non poterselo permettere.

Regno Unito: l’adesione ai fondi pensione è diffusa da decenni. Lo dimostra il fatto che la ricchezza dei fondi pensione supera l’80% del Pil. I fondi pensione inglesi sono migliori di quelli italiani nel senso che permettono schemi a prestazione definita che in Italia sono vietati. Il problema è che questi fondi sono effettivamente al collasso sia per ragioni legate alla sotto-contribuzione delle imprese sia per l’andamento negativo dei mercati finanziari. Infatti, negli ultimi venti anni, durante i quali la maggior parte degli schemi a prestazione definita registrava ingenti surplus, numerose aziende si sono orientate a ridurre la loro contribuzione agli stessi e ora ci sono deficit colossali. Già nel 2002 il buco era stimato in 65 miliardi di sterline (quasi 100 miliardi di euro), ora potrebbe essere il doppio o anche quattro volte tanto. Questo ha generato la “fuga” dalla prestazione definita verso quelli a contribuzione definita che non assicurano nulla e spostano il rischio sul lavoratore. Anche in Inghilterra, la quota di lavoratori che hanno un fondo pensione sta diminuendo: erano 11,6 milioni nel 79% (il 50% della forza-lavoro), circa 10 milioni nel ‘95 (il 45%), ancora meno oggi.

Va infine fatto notare che in Argentina tornano ufficialmente le pensioni pubbliche. Nel 1993 il presidente argentino Menem rese obbligatorio il passaggio dal sistema previdenziale pubblico a quello privato senza possibilità di tornare indietro. Al momento del crollo dell’economia argentina nel dicembre del 2001 milioni di persone si ritrovarono senza un lavoro e senza i contributi versati. Per l’esattezza a oggi circa 800mila lavoratori hanno perso ogni risparmio investito nei Fondi pensione. Oggi il presidente Kirchner propone una legge che cancella quella del 1993 restaurando il diritto alla pensione pubblica per gli argentini. Kirchner lo fa per chiari scopi elettorali, a ottobre ci saranno le presidenziali, ma la sua proposta sta raccogliendo tra milioni di lavoratori un largo appoggio.

 

14/03/2007 

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