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Le ultime notizie giunte dal fronte immigrazione riguardano la concessione di permessi di soggiorno temporanei a 22mila immigrati tunisini arrivati nelle ultime settimane sul suolo italiano. È una sconfitta del Ministro dell’interno Maroni che alzava lo spauracchio di un “invasione” da parte degli immigrati ben prima che si verificasse l’oramai famoso sovraffollamento dell’isola di Lampedusa.

 

Il governo Berlusconi sin dagli inizi dell’ultimo flusso migratorio, precisamente da quando il vento rivoluzionario ha sferzato tutto il Maghreb, ha dovuto fare i conti con la venuta meno dell’accordo con Gheddafi in materia di immigrazione. A ciò si aggiunga l’instabilità politica della Tunisia dopo la rivoluzione di gennaio: tutto ciò ha causato l’impasse dell’Italia rispetto al flusso di persone diretto verso la piccola isola agrigentina, che in una superficie di venti km quadrati e una popolazione di cinque mila unità ha dovuto affrontare da sola l’arrivo, almeno fino ad oggi, di circa sei mila immigrati.

Lampedusa, infatti, è stata usata come “vittima sacrificale” dal ministro leghista, affinché questi, tra l’altro, potesse andare a Bruxelles a chiedere fondi per l’emergenza immigrazione e strumentalizzare la situazione rispetto al proprio elettorato facendo ben notare che l’emergenza umanitaria era volutamente tenuta a distanza dalle rive del Po. Tutto questo mentre si svolgevano i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia… e che unità!

Nel frattempo la condizione degli immigrati e dei residenti dell’isola di Lampedusa diventava assolutamente disumana. Infatti oltre al sovraffollamento, più che prevedibile, del Cda (centro di accoglienza) che a fronte di una capienza di circa novecento posti si è trovato a dover “ospitare” più di due mila persone, nell’isola incominciavano a spuntare accampamenti di fortuna in cui, nonostante le condizioni infernali, ancora una volta i lavoratori venuti dal mare hanno dato una lezione di civiltà a tutta l’Europa.

La risposta dei lampedusani al flusso migratorio è stata del tutto solidale, soprattutto nel primo momento, al contrario del comportamento di quelle istituzioni che dovrebbero rappresentarli. Lo Stato italiano affrontava l’emergenza portando nell’accampamento di fortuna il rimorchio di un tir, alto più di due metri e prima usato per la raccolta dei rifiuti, contenente un numero di pasti assolutamente inferiore rispetto al numero degli aventi bisogno. Inevitabile la calca e gli spintoni tra gli immigrati. Una simile gestione non faceva che acuire la loro disperazione e mostrava la vera faccia degli “aiuti” del capitalismo.

Intanto la popolazione lampedusana, tra carenze di generi alimentari e timori di disordini, incominciava ad esasperarsi. Il 29 marzo i lampedusani scendono in piazza con lo slogan “il nostro non è razzismo, ma esasperazione”, occupano il palazzo di città e, seguiti dagli studenti dell’isola, presidiano il porto per impedire ulteriori arrivi.

Ciliegina sulla torta, la discesa a Lampedusa di Silvio Berlusconi il 30 marzo scorso assieme a delle navi militari e civili, queste ultime appartenenti al gruppo “amico” Grimaldi per svuotare l’isola dai migranti.

In quella occasione il Presidente del consiglio non ha perso tempo per fare promesse assurde ad una minoranza dei lampedusani, poiché la maggioranza di questi veniva bollata come contestatori e quindi tenuta a debita distanza con modi a dir poco bruschi. Intanto il ministro Maroni progettava piani per spostare i richiedenti asilo a Mineo (Ct) e in altre parti del centro-sud e Bossi sintetizzava con un “vadano fuori dalle palle” (in dialetto) la posizione della Lega. A livello internazionale Europa e Usa da una parte si prodigano per la “soluzione” della questione libica e del Maghreb e dall’altra trattano uomini, donne e bambini, provenienti anche da quei paesi, come immondizia nel vero senso del termine.

Nel frattempo il governo regionale, di cui fa parte anche il Pd, gridava contro lo Stato centrale per giustificare il proprio tardivo intervento ed infine la giunta provinciale, anche qui con l’appoggio del Pd, entrato in giunta proprio in quei giorni con la delega all’immigrazione (si proprio all’immigrazione!), annunciava l’invio di ben 6 bagni e di 2mila bottigliette di acqua al giorno. Bello sforzo!

Da marxisti denunciamo il carattere speculativo da parte del governo centrale, l’incapacità del governo regionale e l’inettitudine di quello provinciale. La scelta di usare solo Lampedusa come punto di approdo di un flusso migratorio più che prevedibile dimostra il totale fallimento del sistema capitalista, specie in una terra come la Sicilia. Si è usata l’emergenza umanitaria per accendere il fuoco del razzismo e del “divide et impera”. Una massa di persone devono essere tenute fuori dalla fortezza Europa per difendere la civiltà del continente. Ma dov’è questa famosa Europa e questa unità d’Italia quando si parla di disoccupazione, di sanità o di scuola pubblica?

I popoli che si affacciano sul Mediterraneo stanno dando dimostrazione del fatto che lottare contro questo sistema è possibile. Dalle rivolte partite in Tunisia alla capacità di accoglienza dei lampedusani i lavoratori e i giovani stanno dimostrando come un altro mondo sia possibile ed è proprio dai popoli che noi marxisti vogliamo ripartire.


*coordinatore Gc Agrigento

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