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Gli ultimi avvenimenti lasciano pensare che l'anno appena cominciato potrebbe essere decisivo per la Bolivia, ancora immersa in una crisi politico sociale apparentemente senza fine. Le contraddizioni e le incertezze nelle quali si dibatte il governo di Evo Morales stanno rapidamente arrivando al culmine.

Nuove insidie e nuove speranze si addensano sul già infuocato orizzonte boliviano. Al giro di boa di questo straordinario anno di mobilitazioni, i lavoratori, i contadini ed i popoli originari del paese andino sono arrivati mostrando una eccezionale coscienza politica e capacità di apprendere dalla loro lunga, secolare esperienza di orgogliosa lotta per l’emancipazione. Hanno deposto un altro presidente, sventato un “colpo di stato istituzionale”, spaginato i piani secessionisti della borghesia della ricca regione orientale di Santa Cruz de la Sierra, fino ad arrivare a porsi l’obiettivo strategico della conquista del potere alle classi subalterne. Qui nacque il capitalismo diceva con una estremizzazione, ma non senza ragione, Eduardo Galeano parlando della Bolivia coloniale ne “Le vene aperte dell’America Latina”. Qui all’alba del terzo millennio comincia a morire, nella lotta e nei desideri di milioni di sfruttati.

Bolivia

In Bolivia è cominciata la battaglia finale della guerra del gas. Una trincea separa le masse boliviane dalla borghesia nazionale e dalle multinazionali del petrolio, ringalluzzite dall’apertura del fronte autonomista di Santa Cruz de la Sierra nonostante il crescente isolamento nella società di tale rivendicazione.

    Cesar Zelada è stato liberato!

 Lo studente peruviano Cesar Zelada, arrestato dalla Polizia boliviana il 12 settembre scorso, è stato rilasciato su cauzione. Cesar era in Bolivia come componente di una delegazione di studenti dell’Università di Puno in Bolivia per esprimere la propria solidarietà con la lotta degli studenti boliviani e per partecipare a una riunione dell’organizzazione giovanile della Cob (il sindacato boliviano). Era stato arrestato con altri studenti e attivisti di sinistra boliviani e peruviani. Il suo rilascio è dovuto al successo della campagna internazionale che si è sviluppata in queste settimane.

Dal 2 Maggio la Bolivia è scossa da un nuovo sciopero generale convocato dalla Cob (Central Obrera Boliviana, principale sindacato del paese. ndr.). Infatti la tregua concessa al nuovo presidente Mesa da parte delle masse boliviane è durata ben poco. Il nuovo sciopero generale indefinito è stato preparato da una serie di mobilitazioni che hanno attraversato tutti i settori della società. Il 15 aprile migliaia di persone hanno partecipato ad una manifestazione a La Paz nella quale il dirigente della Cob Jaime Solares ha dichiarato che: “in Bolivia è in corso una guerra all’ultimo sangue”.

A poco più di tre mesi dall’insurrezione rivoluzionaria che ha cacciato dalla Bolivia il presidente “gringo” Sanchez de Lozada detto “Goni”, i lavoratori boliviani riprendono la strada della mobilitazione. Infatti il 22 gennaio l’assemblea  nazionale della Central Obrera Boliviana (Cob) riunita a Cochabamba ha convocato uno sciopero generale a oltranza entro venti giorni, con il chiaro obbiettivo di bloccare le principali arterie del paese se il governo non concederà tutte le rivendicazioni dell’insurrezione dello scorso Ottobre. L’assemblea nazionale della Cob si è conclusa “con la decisione di prendere il potere, attraverso la chiusura del parlamento e la sua sostituzione con una Assemblea popolare” (El Diario 23 gennaio 2004).

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