Tribuna congressuale Prc: Il Pd non può essere un nostro alleato. - Falcemartello

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Né oggi né mai

La sconfitta storica maturata nei 2 anni del governo Prodi richiede una riflessione che parta da un bilancio critico delle esperienze di governo assieme al Partito democratico. La natura borghese del Pd non dovrebbe sfuggire a nessuno. I democratici hanno chiaramente assunto come proprio orizzonte ideologico il libero mercato, il profitto e la competizione capitalistica e non a caso oggi dietro al Pd si schiera un settore decisivo del capitalismo italiano.

Aver abbandonato le nostre battaglie per difendere un governo che peggiorava la condizione dei ceti popolari, ha provocato la rottura con la nostra base sociale e ha devastato il consenso verso il nostro Partito. Questo era l'obiettivo della nascita del Pd come è ben emerso nella campagna elettorale di Veltroni e come bene è dimostrato dalla soddisfazione della Marcegaglia per il fatto che in parlamento «non esistono più forze contro il libero mercato».

In tal senso, auspicare, come fa il compagno Giordano in un articolo apparso sul Manifesto (dal titolo "Tornare a discutere, anche col Partito democratico"), la riapertura di un dialogo con il Pd, non introduce nulla di innovativo rispetto alla solita e fallimentare linea del «condizionamento a sinistra delle forze centriste», la strategia perseguita in questi 17 anni che ci ha condotti all'attuale disastro. Chi parla di dialogo con il Pd dovrebbe dire in che ambito questo sia possibile. In politica economica sono più liberisti di Tremonti, sulla difesa della laicità hanno già mostrato di avere una posizione ambigua se non apertamente vaticanista, sui diritti democratici i sindaci del Pd promuovono le peggiori campagne razziste a braccetto con i loro colleghi leghisti. E' forse con Cofferati e Penati che si vuol costruire la diga da opporre al dilagare della xenofobia?

Inoltre, ritenere che il dibattito che si è aperto nel Pd sul tema delle alleanze sia un'opportunità per Rifondazione significa offrire una sponda all'insidia posta da chi, come D'Alema, riconosce il peso specifico di Rifondazione comunista per poterne utilizzare il bacino elettorale subordinando poi il nostro Partito alla linea politica filo-padronale. Non è forse questa la storia di tutte le alleanze di governo con il centro-sinistra? È perché ora dovrebbe essere diverso, quando si ha di fronte un Pd pienamente inserito in tutti i gangli del potere economico e finanziario? E' comunque velleitario ritenere, come fa il compagno Ferrero, che con "un altro Pd" e magari "quando cambieranno i rapporti di forza", il tema delle alleanze si possa riproporre. In questa speranza si trova in realtà tutta l'incomprensione storica del significato che per i comunisti hanno sempre avuto le alleanze con la borghesia "progressista" e con i suoi partiti. Non sono mai state alleanze per le riforme, ma semmai tentativi di coinvolgere i dirigenti della sinistra nella responsabilità di politiche anti-popolari. E questo è vero tanto più oggi che una politica riformista richiede la rottura con le compatibilità dell'economia capitalista, come mostrato dal fatto che in tutto il mondo ogni governo, sia esso di destra o di centro-sinistra, propone la stessa ricetta liberista.

Inoltre, l'allusione ai "rapporti di forza favorevoli" costruiti attraverso l'opposizione sociale, ricorda molto l'idea bertinottiana dei movimenti che pervadono l'azione del governo dell'Unione spostandone il baricentro a sinistra. Sappiamo come è andata a finire. Senza la necessaria indipendenza politica e programmatica del nostro partito, si ripeterebbero cose già viste: un governo dalla politica moderata, una Rifondazione costretta a bollare come vittoria ogni cedimento e un indebolimento dei conflitti, con le lotte lasciate isolate e taciute in nome della "mediazione parlamentare". Se il governo di destra sarà il nostro principale nemico nei prossimi anni, non dobbiamo dimenticare le tante amministrazioni locali dove il Pd governa, quasi sempre in alleanza con il Prc, dispiegando pienamente il suo carattere confindustriale. Su questo punto discende una differenza sostanziale e di non poco conto con i compagni della mozione 3 che propongono solo una generica verifica nelle giunte in cui è presente il nostro partito. Ma quali "paletti" possiamo porre alle giunte Bresso e Chiamparino che marciano in prima fila a favore della Tav? Come possiamo sostenere la lotta della popolazione di Chiaiano e al tempo stesso continuare a sedere nella giunta Bassolino?

Come possiamo stare dalla parte del proletariato immigrato e, nella migliore delle ipotesi, farfugliare di "verifiche" (come propone la mozione 3) con le giunte dei sindaci-sceriffi del Pd? Il nostro compito oggi è costruire una nuova Rifondazione comunista antagonista alle destre e al Pd, recuperando l'intervento organizzato verso i posti di lavoro ed i luoghi del conflitto. Un intervento altrimenti soffocato dagli equilibrismi imposti da alleanze inaccettabili.

*direttivo provinciale Prc Parma

(pubblicato su Liberazione del 24 giugno 2008)

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