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Autonomia o indipendenza di classe?

La questione sarda affrontata nel primo e secondo documento è incorniciata da concetti roboanti come "identità di popolo", "istanze di autogoverno", "comunità di popolo", "autentico sentimento nazionale". Queste espressioni, peraltro non inedite, non rendono certo giustizia alla necessità di un serio dibattito sui bilanci e le prospettive dell'azione dei comunisti nell'isola. Ed inoltre eludono un tema che dovrebbe essere centrale in questo congresso: il rapporto con la giunta Soru e con il suo partito, il Pd. 

Da emulare secondo il compagno Vendola, il modello Soru ha certamente stupito per effetti mediatici come la "tassa sul lusso" e la "cacciata" degli americani da La Maddalena, ma a ben vedere il suo operato non è certamente quello che un comunista dovrebbe supportare. Privatizzazione dell'acqua con la creazione del carrozzone Abbanoa S.p.a. (società a capitale pubblico ma pur sempre di diritto privato con gli stessi principi privatistici - basti pensare alle tariffe - delle S.p.a.) e privatizzazione dell'Azienda regionale sarda trasporti, vertenze irrisolte nel mondo del lavoro (formazione professionale, alimentare, tessile), perseveranza nella costruzione di inceneritori (da Ottana a Porto Torres), pulsioni autoritarie come nel caso del presidenzialismo della legge Statutaria, fattiva collaborazione per la rimilitarizzazione de La Maddalena con il G8…

Il nostro partito ha sostenuto ad ogni piè sospinto (fino a dare aberranti giustificazioni, come nel caso della Statutaria) ogni pessimo provvedimento della giunta Soru senza che le poche luci influissero positivamente sul recente risultato elettorale, anche qui nella media. Per contro anche qui si sta recitando il copione dell'autoassoluzione: «La società è cambiata! Abbiamo fatto tanto per gli operai sardi ma non ci hanno votato!». E, come dappertutto, il Prc insieme a Pdci e Sd (e pure insieme al Partito Socialista), preme sul Pd per «riprogettare uno schieramento democratico, progressista e autonomista che, a partire dalle priorità di quest'ultimo scorcio di legislatura, sia capace di porre un argine all'avanzata delle destre nell'isola». Destre che intanto avanzano anche nelle amministrative di pochi giorni fa, come dimostratoci dal dato di Macomer, centro simbolo della protesta astensionista («Niente lavoro, niente voto!») degli operai della Legler.

Quali sono gli elementi di specificità sarda nei confronti della situazione che si è venuta a creare a livello nazionale? In attesa di risposte scientifiche, registriamo che per i compagni del primo e del secondo documento, l'unica cosa chiara è: «le candidature si gestiscono in Sardegna!»; più tra le righe nella mozione 1 («Senza qui definire ipotesi per nuove forme organizzative, occorre elaborare un progetto specifico per la Sardegna»), più palese nella mozione Vendola («Conseguentemente alla organizzazione del nostro Partito in Sardegna è riconosciuta sul terreno politico e statutario-normativo una specifica condizione di rispetto autonomistico, che riguarda le modalità di salvaguardia della rappresentanza politica»). Un principio che dovrebbe essere scontato, che senz'altro è portato avanti perché non è la prima volta (vedi i vari Sorini e Martone imposti oltre Tirreno) che una cosa così basilare viene negata, ma che non risolve il problema della selezione del gruppo dirigente poiché, utilizzando le stesse metodologie "romane", sono le candidature successive a determinare i dirigenti (trasformando il partito in un trampolino di lancio) e non il lavoro militante.

Quando poi questa "autonomia" viene praticata, scimmiottando in fondo l'atteggiamento della borghesia sarda nei confronti dello Stato italiano, non viene risolta la questione del trasformismo nell'apparato regionale del partito, avventuo sia attraverso il passaggio di "pezzi grossi" da una mozione all'altra nel giro di un congresso, sia come pure è avvenuto, con la spaccatura del gruppo consiliare regionale del Prc su basi verticistiche.

Il dibattito sulla questione sarda è più che mai necessario (anche per porre le basi per una seria alternativa alla fraseologia indipendentista, sinistroide a parole ma interclassista nei fatti), perciò se specificità deve essere che sia quella dove autogoverno sta per elaborazione di una prospettiva di un'economia basata sulle esigenze della popolazione dei territori e che sia controllata dai lavoratori stessi; che sia quella di un partito militante che si lasci alle spalle il più becero carrierismo cominciando da quello di matrice sarda, viste le alte indennità percepite a Cagliari; e, per finire, che sia quella dell'indipendenza di classe e della rottura con il Pd. Cosa che a livello locale, né i compagni del primo documento, né quelli del secondo vogliono realizzare nel resto del paese.

*coordinatore GC Sassari

(Pubblicato su Liberazione del 3 Luglio 2008)

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