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22  maggio 1978: le lotte delle donne e dei movimenti degli anni ’60 e ’70 portano a casa diverse conquiste, tra cui la legge 194, che riguarda l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Due i capisaldi di questa legge: la possibilità di ricorrere alla Ivg in strutture pubbliche e il ruolo dei consultori come strumento che doveva accompagnare la donna in un percorso complessivo di consapevolezza.

Da vent’anni assistiamo invece ad uno sfacelo di tutte le strutture pubbliche territoriali: dai poliambulatori, ai consultori familiari.
Secondo la legge, sul territorio nazionale dovrebbe esserci un consultorio ogni 20mila abitanti e invece mancano più di 900 strutture.
I consultori pubblici non hanno mai raggiunto l’obiettivo fissato dalla legge istitutiva, anzi, il loro numero è calato (300 in meno solo tra 2007 e 2010), così come le risorse e il personale a essi dedicato sono stati progressivamente svuotati e smantellati, fino all’affronto finale dell’ingresso dei movimenti per la vita.
Questa situazione va ad aggravarsi soprattutto al Mezzogiorno dove la mancanza di lavoro, la grave carenza di servizi, la scarsa conoscenza ed applicazione della normativa di tutela delle lavoratrici madri rendono ancora più problematica la maternità e tutte le scelte di ogni donna in questo ambito.
Altro tasto dolente è quello degli obiettori di coscienza. Questo, a nostro parere, è uno degli aspetti della legge da modificare:un medico dovrebbe essere tenuto, non essendo suo il corpo della donna che ha come paziente in quel momento, a portare avanti un’interruzione di gravidanza se è ciò che la donna vuole.
L’obiezione di coscienza è aumentata enormemente nel corso degli anni, diventando un fenomeno massiccio che al 2012 ci parla di un tasso del 70% medio in Italia di ginecologi obiettori, con punte al Centro-Sud e isole.
Il risultato più drammatico di tutti questi ostacoli all’attuazione della legge 194 è il ritorno degli aborti clandestini, stimati dall’Istat in 15-20mila casi all’anno, anche se molti studiosi stimano invece che in realtà siano almeno 40-50mila.
Gli aborti spontanei sono stimati in circa 80mila all’anno  (dati Istat 2008), con un aumento medio del 30% rispetto al 1982, ma il tasso è molto più alto per le minorenni.
Questo aumento, a fronte di una diminuzione degli aborti legali, a detta di vari studiosi fa pensare a un ritorno alla pratica dell’aborto “fai da te”, soprattutto farmacologico e alla crescita del mercato nero dei farmaci abortivi.
Le fasce più a rischio sono le giovanissime, le straniere, specie se clandestine, le donne povere sempre più in difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici per l’interruzione di gravidanza.
 L’attacco progressivo alla 194, e i sempre maggiori ostacoli all’accesso ai servizi di Ivg, fa parte di un attacco ai diritti delle donne di disporre liberamente del proprio corpo nell’ottica di un ruolo della donna che si giustifica in gran parte nel ruolo di madre.
Continua a farla da padrone una morale cattolica retrograda che si impone nonostante ci sia una legge che, almeno a parole, garantisce il diritto all’aborto.
Il progressivo smantellamento dei consultori pubblici che dovevano accompagnare le donne in un percorso complessivo, che comprende non solo l’Ivg, ma la prevenzione soprattutto, l’educazione e una maggiore consapevolezza in genere, è parte integrante di questo attacco.
Questi attacchi non sono trasversali, ma hanno una precisa caratterizzazione di classe. Colpiscono infatti le fasce più deboli, quelle che non hanno alternative ai servizi pubblici, quelle che non posso scegliere di abortire in cliniche private o all’estero, e spesso non rimane altro che affidarsi a pericolose soluzioni “fai da te” o clandestine, queste sì lesive della dignità e della salute fisica e psicologica delle donne.
Lottiamo per:
• Difesa ed estensione della legge 194.
• Estensione e rilancio della rete dei consultori pubblici, esclusione dai consultori di qualsiasi struttura privata.
• Gratuità degli anticoncezionali, introduzione e gratuità della RU486 su tutto il territorio nazionale.

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