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“Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.”
(Articolo 9 della legge 194/78)

 

In base a questo articolo la legge 194 ammette che gli operatori sanitari coinvolti nelle Interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) possano sottrarsi alle mansioni che gli spetterebbero perché queste contravvengono alle loro convinzioni etiche e religiose.
Eppure è stata una loro libera scelta quella di intraprendere la professione e di esercitarla in una struttura pubblica; una contraddizione insita in questo sistema di norme è che prevede la possibilità per le utenti di richiedere una prestazione sanitaria e per i medici di rifiutarsi.
A più di trent’anni dall’approvazione delle legge, l’obiezione di coscienza è aumentata del 17,3%, in molti casi si può parlare di una vera e propria “obiezione di struttura” per gli ospedali in cui è del tutto assente il reparto per le Ivg.
Esiste una concezione paternalistica per cui il giudizio del medico debba intervenire sulle (cattive) scelte delle donne, che devono essere “aiutate” a riflettere sulla propria vita. La Chiesa da sempre combatte la sua crociata contro “la strage degli innocenti”. Nel feudo lombardo di Comunione e liberazione per sopperire alla mancanza cronica di medici per le Ivg si ricorre a gettonisti, liberi professionisti pagati a prestazione (nel 2012 la spesa è stata di 305mila euro). Non sorprende che esista un universo di cliniche private dove le donne benestanti possono abortire senza dover ascoltare nessuna omelia e che spesso vi esercitano medici che nel pubblico obiettano.
Le ragioni dell’obiezione sono svariate. Seguire le orme di primari e capi reparti, quasi sempre obiettori, può facilitare la carriera, o magari si preferisce dedicarsi ad attività più remunerative nelle cliniche private. Spesso è un espediente per evitare la solitudine se non l’aperta ostilità da parte dei colleghi obiettori. Il lavoro del non obiettore è tre volte faticoso: lavorano come tutti gli altri nelle condizioni generalmente gravi della sanità pubblica, si occupano di una pratica che ricade solo su loro e psicologicamente stressante senza nessuna tutela particolare, infine la loro scelta li espone ad uno stigma strisciante e al costante confronto ideologico.
In realtà la contrapposizione antiabortisti-abortisti è assolutamente erronea: se gli obiettori si appellano alle proprie idee individuali i non obiettori semplicemente sospendono il proprio giudizio anteponendo ad esso il diritto di scelta delle donne.
Una legge rappresenta i rapporti di forza reali di una società in un determinato momento storico: la 194 era frutto delle lotte che hanno portato a conquiste fondamentali per i diritti dei lavoratori, tuttavia al suo interno trovava voce la pressione che anche allora esercitava la Chiesa. Negli anni successivi l’arretramento dei movimenti ha ridato vigore alle forze conservatrici e la classe dominante ha ritirato ciò che prima aveva concesso: l’articolo 9 è stato lo strumento con cui sabotare di fatto il diritto all’aborto. Una distribuzione equa delle interruzioni volontarie tra tutto il personale sarebbe il primo passo per garantire sia gli operatori sanitari che le donne, per questo è necessario pretendere l’abrogazione dell’articolo 9.
Le occasioni per rilanciare una lotta per l’autodeterminazione e la libertà di scelta non mancano. A Bologna è nato il Coordinamento “Io decido” per impedire la preghiera di fronte alla clinica ostetrica dell’ospedale Sant’Orsola nella mattina in cui si effettuano le Ivg, lo stesso ospedale in cui ogni anno sono stanziati 127mila euro per gli assistenti religiosi! Con il contro-presidio e le assemblee vogliamo dare piena legittimità a chi fa una scelta laica e respingere le ingerenze quotidiane della Chiesa, ci poniamo l’obiettivo di ribaltare i rapporti di forza ma sappiamo che per riuscirci queste idee vanno radicate con pazienza in ogni ospedale, scuola e posto di lavoro.

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