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La Chiesa ed il pacifismo

Nulla è stato lasciato intentato da parte della borghesia per accreditare il Papa e la Chiesa cattolica come i paladini del movimento contro la guerra. Per mesi ogni telegiornale ha sterilizzato le immagini degli oceanici cortei contro la guerra affrettandosi a dedicare ampio spazio all’ultima dichiarazione del Papa per la pace o all’azione di qualche vescovo in missione diplomatica. L’equazione che si vuole suggerire è che l’azione di milioni di persone sia uguale o inferiore a quella di qualche vescovo.

La campagna militare americana in Iraq sta incontrando seri problemi. Dopo 10 giorni di guerra è del tutto chiaro che la strategia americana contiene seri errori di previsione sia sul terreno militare che su quello
politico.

È bene ricordare che all’inizio delle ostilità Bush e i suoi generali contavano su un rapido crollo militare e politico del regime iracheno. La strategia adottata era quella del colpo rapido e distruttore portato da una forza relativamente ridotta, mobile, dotata di un supporto aereo e tecnologico senza precedenti. Più una “spedizione punitiva” che una campagna militare su vasta scala.

Si radicalizza l’opposizione alla guerra

 

Dal 21 al 27 febbraio, con una scadenza quasi quotidiana,  si sono realizzate presso le stazioni ferroviarie di diverse città d’Italia mobilitazioni che si proponevano di bloccare i tragitti dei cosiddetti “treni della morte”,  convogli carichi di armi dirette verso i battaglioni Usa di stanza nel Golfo Persico e che dalla base militare di Ederle, nei pressi di Vicenza, dovevano giungere a Camp Darby , la più grande base Nato in Europa situata tra Pisa e Livorno.

Guardando  le “news” alla CNN

Nel racconto di George Orwell, 1984, ogni cosa era capovolta. Il Ministero dell’Abbondanza presiedeva su tutta la povertà universale, la polizia segreta era stata rinominata Ministero dell’Amore ed ultimo, ma non meno importante, c’era il Ministero della Verità, specializzato in falsa propaganda.

Nelle prime ore della guerra in corso è diventato subito evidente che la manipolazione sistematica dell’opinione pubblica era un’arma in mano a Londra e a Washington, dispiegata allo stesso modo dei missili Cruise e Tomahawk. Il Ministero della Verità ora sta lavorando a pieno regime, 24 ore al giorno.

All’estero, e anche in Italia, la notizia dell’attacco militare ha tolto quelli che potevano essere gli ultimi dubbi sull’inevitabilità della guerra. Il nostro giornale già mesi fa aveva escluso che la diplomazia potesse impedire il conflitto: gli Stati Uniti avevano già deciso la guerra.

Il lancio delle prime bombe sull’Irak ha visto a livello mondiale una reazione di massa tempestiva e decisa ad affermare le ragioni del “NO alla guerra”. Manifestazioni, scioperi e cortei in ogni parte del mondo hanno visto la presenza di  milioni di persone. Molti di quelli che sono scesi in piazza sono studenti delle scuole e delle università, giovani che stanno proprio in questi giorni entrando nella vita politica per la prima volta.

Sciopero generale mondiale contro il bombardamento dell’Iraq

Il massacro è cominciato. Migliaia di bombe cadranno ancora una volta sulle teste della già martoriata popolazione irachena.

Nella guerra del ‘91 vennero lanciate 88 tonnellate di bombe, ci furono100mila morti tra i militari e 200mila tra i civili. Oltre un milione morirono negli anni a seguire a causa dell’embargo.

La lotta contro l’imperialismo è una lotta contro il capitalismo

 

Si può giustificare questa guerra? La guerra in preparazione da parte degli Usa è un atto sfacciato di aggressione contro il popolo iracheno. Non ha nulla di progressista. La farsa delle “ispezioni” è stata messa a nudo per quello che è. Non è stata trovata una briciola di prove credibili. L’ultima squadra di ispettori dell’Onu aveva dichiarato di aver distrutto il 95% delle armi di distruzione di massa in possesso dell’Iraq. Ben poco può essere rimasto. In ogni modo dopo oltre un decennio di sanzioni, il potenziale militare dell’esercito iracheno è stato fortemente ridotto e non può porre alcuna seria minaccia agli Usa, i quali possiedono un enorme arsenale di armi di distruzione di massa.
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