Israele e Palestina - Falcemartello

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La morte di Yasser Arafat ha coinciso, non a caso, con la ripresa dell’offensiva diplomatica dell’imperialismo in medio oriente. Il vertice di Sharm el Sheik è stato lo sfondo ideale per intervenire nella crisi della direzione palestinese, con l’abituale leggerezza da elefanti in una cristalleria.

Palestina


Sharon punta a scatenare la guerra civile a Gaza. Gli assassinii nell’arco di poche settimane per mano dell’esercito israeliano del leader di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin e del suo successore Abdel Aziz Rantisi, segnano un salto di qualità nell’offensiva scatenata da Sharon in questi ultimi mesi.

Accordi di Ginevra

 

 

Nelle ultime settimane si è fatto un notevole clamore massmediatico sugli accordi sottoscritti a Ginevra da una delegazione di laburisti israeliani ed esponenti ufficiosi dell’Autorità nazionale palestinese sotto gli auspici dell’Unione Europea.

Perché tanto chiasso? Le principali potenze imperialiste europee, se da un lato gongolano nell’assistere alle difficoltà di Blair e Bush in Iraq, dall’altro sono spaventate dalla possibilità d’esplosione di un nuovo conflitto in Medio Oriente che metterebbe a repentaglio la stabilità della regione già scossa dall’avventura militare alleata.

La guerra in Iraq non ha raggiunto quasi nessuno degli obiettivi  fissati dall’imperialismo Usa, ma, al contrario, ha inaugurato un periodo di grande instabilità in tutto il Medio Oriente. Bush e Blair avevano promesso di portare libertà e giustizia in tutta la regione attraverso un’azione “esemplare” che sarebbe stata accolta come una “liberazione” da parte del popolo iracheno. Tuttavia, al posto di libertà e democrazia, l’imperialismo ha portato una dominazione neo-coloniale, invece del tanto annunciato “petrolio per gli iracheni” è arrivato il piano di privatizzazione dell’industria petrolifera, invece del “benessere”, città e villaggi senza acqua ed elettricità.

Palestina 

Settembre è un mese denso di tragedie per i palestinesi. Attorniato da un muro di poliziotti alla fine di settembre del 2000 il futuro primo ministro Ariel Sharon si esibì nella provocatoria “passeggiata” sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme. Una provocazione studiata ad arte. La repressione delle proteste degli arabi israeliani lasciò sul terreno 13 morti e innescò l’esplosione della seconda Intifada.

Nessuna pace duratura è possibile sulle basi del capitalismo

La “Road Map” dell’inganno imperialista

prepara nuovi conflitti in Medio Oriente

Dopo la vittoria statunitense nella guerra contro l’Iraq è partita l’offensiva diplomatica di Bush per imporre un nuovo assetto al Medio Oriente e garantire una maggiore stabilità alla “pace” imperialista, che a pochi mesi dal conflitto resta ancora estremamente fragile, come dimostra la

crescente resistenza nel quadro di una generale insofferenza dimostrata dalla popolazione irachena nei confronti dell’occupazione angloamericana.

 La guerra imperialista in Iraq ha provocato la reazione delle masse in tutti i principali paesi arabi. In questo momento, non c’è un solo governo della regione che possa definirsi sicuro e la stessa situazione in Iraq lascia pensare ad una probabile futura “Intifada irachena”. In questa fase le organizzazioni musulmane e i mullah rivestono un ruolo importante nel movimento di massa contro i “liberatori”. Tuttavia, contrariamente a quanto presentatoci dai mass-media borghesi, le tradizioni di lotta delle popolazioni arabe sono tradizioni laiche e progressiste, distanti anni luce, quindi, dal quel miscuglio di reazione ed oscurantismo che caratterizza il fondamentalismo islamico.

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