A un anno da Piazza Dalmazia, il ricordo è lotta - Falcemartello

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Ripubblichiamo l'articolo scritto un anno fa quando il fascista Gianluca Casseri, aderente a Casapound, ammazzò a Firenze due ambulanti senegalesi, ferendone gravemente altri tre, lasciandone uno paralizzato. Oggi, nell'anniversario della strage, le istituzioni fiorentine danno il via alla solita girandola di retorica. Eppure i soggetti organizzati e le politiche securitarie che hanno fatto da sfondo a quella strage sono sempre lì.

 

Subito dopo la strage fascista, seguì un corteo con migliaia di persone dove emergeva chiaramente il legame tra razzismo e politiche securitarie, tra questa strage e le forze di estrema destra. La chiusura di Casapound era considerata obiettivo minimo da cui partire.

La rete antirazzista fiorentina pose una lapide provvisoria in Piazza Dalmazia, luogo della strage: per Samb e Diop, uccisi da mano fascista e razzista. La targa posta dal Comune nella stessa piazza recita invece: "per Samb e Diop uccisi dalla follia razzista". Il termine follia ricorre in continuazione, per ascrivere quanto successo al gesto di un singolo. E così è stato anche per l'inchiesta: mai partita e già chiusa. Il caso è stato archiviato sorvolando sul fatto che l'appartamento fiorentino di Casseri sia stato trovato vuoto e che non si sia mai stato trovato il suo computer.

E Casa Pound nel frattempo ha riaperto. Sede nuova dove già domani sera presenterà il progetto "economia legionaria" con una ventina di esercizi commerciali che aderiscono a una campagna di sconti sul carovita. Il fatto che questo avvenga il giorno dopo l'anniversario di Piazza Dalmazia, dimostra quanto la retorica fascista sul "bottegaio italiano", da contrapporre all'ambulante "straniero", rimanga provocatoriamente in piedi.

Oggi a Firenze alle 17 presidio e corteo. Noi ci saremo. E lo faremo per rifiutare qualsiasi lettura "psicologica" di quella strage, contro ogni tentativo di dividere le responsabilità fasciste dai meccanismi capitalisti che generano lo stesso razzismo.

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Sui fatti di Firenze, noi vi accusiamo

Come è noto ieri, 13 dicembre, a Firenze, un militante di estrema destra ha ammazzato due venditori ambulanti senegalesi e ferito gravemente altri tre. Il primo agguato è avvenuto nel mercato rionale di Piazza Dalmazia, il secondo al mercato di San Lorenzo, in centro. E' seguito un corteo spontaneo per le vie del centro e sabato vi sarà un corteo cittadino (piazza Dalmazia, h 15). Ecco una nostra analisi.


Vedere correre un senegalese per le strade del centro di Firenze non è cosa rara. La scena si ripete con una certa regolarità. Spuntano vigili o carabinieri da un angolo, a volte semplicemente per un “normale” pattugliamento, a volte direttamente per fare qualche retata “anti-abusivo”. I venditori senegalesi richiudono in un telo la merce e iniziano una disperata fuga a piedi. Attorno l'ostilità del centro bene. Tra le vetrine di Gucci, Ferragamo, Louis Vuitton, tra i bar da “consumazione al banco e consumazione al tavolo maggiorata”, fioccano i commenti: vergogna, la polizia li lascia fare, non si può più vivere nel centro, se fanno male a qualcuno scappando?....

Un'immagine del corteo di ieri

Una reazione che fa parte di una linea politica e che si fa linea politica.“Un clima – come ci scrive ieri pomeriggio un compagno che vive in centro al mercato di San Lorenzo di Firenze – in cui viene esaltata la guerra al venditore ambulante, che rappresenta l'emblema del degrado fiorentino, il nemico da debellare, ciclicamente rispolverato dalla politica securitaria e xenofoba”.

Una politica che le forze borghesi, a Firenze come del resto in tutte le altre città italiane, si sono contese apertamente, rimproverandosi di volta in volta di applicarla troppo morbidamente o con poca efficacia. Così la città bastione elettorale del Partito Democratico è stata nel recente passato anche la città delle ordinanze contro i mendicanti e contro i lavavetri. Del resto un sistema in caduta libera non può fare a meno di un capro espiatorio. Si tratta di offrire al commerciante in crisi, al proprietario di casa oberato da tasse e divieti, al proletario che rischia di perdere il posto di lavoro, al disoccupato che si aggira per i bar, una cortina di fumo che disorienti la rabbia, che la dirotti dal sistema alle ultime vittime del sistema. Un'ideologia di destra, di estrema destra - indipendentemente dalle forme “democratiche” sotto cui si cela in Toscana - per la sua completa accettazione del funzionamento del mercato unita alla totale intolleranza verso le conseguenze ultime di tale meccanismo.

L'abusivo che vende le borse di Gucci “taroccate” è solo l'ultima ruota della filiera della moda e del turismo. Come l'offerta degli hotel parte da quelli a 5 stelle del centro e si propaga fino a alla cerchia urbana esterna con alberghi a portata di tasche più modeste, così le vetrine delle borse da 5000 euro hanno il loro ultimo riflesso nel telo steso per terra del venditore ambulante di prodotti dell'alta moda falsificati.

E' un'unica grande industria, composta da settori in concorrenza tra loro, da tentativi di occupare segmenti diversi dello stesso mercato, di offrire a clienti diversi costi diversi, di mantenersi in equilibrio tra l'essere “esclusiva” e accessibile “alla massa”. Al distretto industriale attorno a Gucci e Ferragamo, basato su bassi salari, sfruttamento e attacchi al ribasso sui diritti sindacali fanno eco i laboratori tessili cinesi basati su bassissimi salari e assenza di qualsiasi diritto. L'uno sorge a fianco dell'altro ed è sufficiente attraversare la strada per incontrarli entrambi.

Ai numerosi commessi sottopagati dei negozi del centro, con straordinari pagati in nero o non pagati direttamente, fanno eco i migranti della vendita abusiva, pronti ad accettare condizioni di sfruttamento ancora maggiori per la loro condizione di clandestinità. Gradini diversi della stessa scala.

l'imponente schieramento di forze dell'ordine a "difesa" delle vetrine del centro

Un business su cui se ne inseriscono altri. Perché la forza lavoro, anche la più sfruttata, quando cessa il proprio turno massacrante si converte in un mercato potenziale. Così i migranti diventano utili “clienti” quando si tratta di affittare a prezzi esorbitanti vecchie abitazioni del centro. Accettano di vivere stipati, pagando 200-300 euro per un posto letto, arrivando a pagare complessivamente 1200-1500 euro per buchi che anche con i prezzi esosi di mercato verrebbero affittati alla metà. Rilevano negozietti in irrimediabile crisi e vi aprono alimentari o internet point. Il tutto produce profitto, tanto che l'imprenditoria straniera, cinese in particolare, tenta di subentrare a quella italiana, finendo per acquisire case, immobili e bar. E quando il palazzinaro straniero “rapina” gli immigrati al posto di quello italiano, allora è di nuovo guerra.

In questo scontro noi siamo eserciti reclutabili da una parte o dall'altra, divisi per colore della pelle, religione o etnia. Da una parte comunità di migranti spesso fortemente gerarchizzate, riunite magari attorno alla guida religiosa e dall'altra campagne razziste e securitarie tra gli italiani. Si va dall'isterismo securitario di giornali come la Nazione o il Tirreno, regolarmente venduti ai semafori da migranti sfruttati, fino al distillato puro di questa ideologia: il fascismo.

Questo meccanismo infernale salta quando cade il muro razzista tra l'operaio della Ferragamo e il senegalese abusivo, tra proletario italiano e migrante, quando cessiamo di essere carne da macello nello scontro tra padroni. Per questo siamo contro il razzismo. Per questo siamo per togliere ogni forma di agibilità al fascismo, cane da guardia vile di questo sistema.

E non serve essere attenti osservatori per notare come il triangolo Firenze-Prato-Pistoia sia sotto un tentativo massiccio e studiato di radicamento e sfondamento da parte delle forze di estrema destra. Hanno aperto sedi di Casa Pound in luoghi considerati normalmente non accessibili all'estrema destra organizzata. Hanno effettuato attacchinaggi massicci e invasivi. Attacchinaggi che stridono considerando il controllo capillare che le forze dell'ordine hanno dimostrato di avere ogni qual volta si è trattato di multare e fermare militanti di sinistra. Ogni tentativo di reazione militante alla presenza fascista ha comportato immediatamente un giro impressionante di denunce e perquisizioni.

Citiamo solo per brevità il caso di Mannu, arrestato a novembre del 2009 e accusato tra le varie cose di essere accorso insieme ad altri compagni a soccorrere delle ragazze accerchiate da una squadraccia di nazisti, o gli arresti arrivati a seguito di un presunto blitz di antifascisti nella sede di Casa Pound Pistoia. Su quella vicenda, che determinò l'arresto di 3 compagni nell'ottobre del 2009, è stato prodotto un dossier che dimostra i numerosi legami tra forze dell'ordine e Casa Pound.

Per questo quanto successo ieri a Firenze, non rientra nella categoria della “follia”. E dobbiamo respingere ogni tentativo di catalogarlo come tale. Non solo perché l'esecutore materiale era un militante di estrema destra, nazista, iscritto a Casa Pound, negazionista, autore di libri, frequentatore del processo per i fatti di Pistoia. Non solo perché è evidente l'emulazione di quanto avvenuto in Norvegia questa estate. Non solo per il collegamento con le manifestazioni razziste a Torino contro i rom. Non solo perché sui siti di estrema destra il killer è salutato come un eroe.

Ma soprattutto perché dietro l'esecutore materiale, noi dobbiamo scorgere il mandante morale. Noi vi accusiamo: accusiamo Casa Pound, la fobia securitaria, la Digos attenta alle “piste anarchiche” mentre l'estrema destra occupa ogni poro della città, i legami evidenti tra forze dell'ordine e fascisti, le liste del Pdl che ospitano Casa Pound, la fobia securitaria cavalcata dal Pd, la Lega Nord e ogni forza razzista. A sparare siete stati voi.

Una questione politica e di classe, chiudere Casa Pound


Ieri i senegalesi correvano, ma diversamente dal solito. Correvano in centinaia, disperati. Non scappavano, ma cercavano un obiettivo per la propria rabbia. E non è strano che si siano diretti per le vie del centro, dove tante volte si sono sentiti braccati. E sarebbe stato ironico, se non fosse stato tragico, vedere i commercianti del centro resi insicuri dalle conseguenze più drammatiche del securitarismo. Anche questa volta le forze dell'ordine hanno fatto la loro: arrivando diverse volte vicini ad una vera e propria carica per difendere le vetrine luccicanti che - non solo da un punto di vista morale ma anche conti assicurativi alla mano – valgono di certo più della vita di un migrante.

Al corteo spontaneo dei senegalesi, si sono uniti altri migranti e militanti di sinistra italiani. All'arrivo del corteo improvvisato, si è presentato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana che ha provato a improvvisare un comizio di solidarietà. Non ha potuto parlare perché tra i manifestanti si sono alzati cori: “Buffone! Assassino!”. Giustissimo così.

Quella stessa rete “Democratica” fatta di giuramenti sulla Costituzione, ipocrisia a ogni latitudine, associazioni caritatevoli, responsabilità nazionale mista a tanta, tanta umanità, la quale si è dimostrata incapace e cieca di fronte all'ascesa dell'estrema destra, ora si dimostra rapida e in grado di intervenire capillarmente perché tutto il movimento di protesta si volga in un effluvio di palloncini, un auspicio culturale di pace, una preghiera del vescovo e qualche minuto di silenzio.

Non può finire così, non lo possiamo permettere. Si tratta di organizzare la rabbia sacrosanta dei lavoratori senegalesi insieme a quella di tutti gli altri, italiani e immigrati, per tale motivi non ci si può di rapportare a loro solamente attraverso i vertici della comunità, legati a loro volta alle istituzioni locali. Considerare una comunità migrante come un corpo unico, privo di punti di vista sociali e politici diversi, di meccanismi gerarchici e di contraddizioni interne, è una forma sottile, ma pur sempre una forma di razzismo. Significa in ultima analisi considerare i lavoratori migranti come incapaci di emanciparsi da quei meccanismi gerarchici e di dipendenza da cui in passato il proletariato italiano ha avuto modo di sollevarsi. Significa introiettare in modo sottile i luoghi comuni che vogliono il migrante massa di manovra dell'imam di turno.

Se il razzismo e il fascismo nascono su basi di classe, su basi di classe vanno affrontati e su tali è necessario intervenire tra i migranti. È necessario:

a) rivendicare l'immediata chiusura di Casa Pound, chiedere agli stessi senegalesi che copromuovano insieme a tutte le realtà politiche di sinistra cittadine un'assemblea cittadina e un comitato che abbia questo scopo.
b) chiedere che vengano organizzati comitati, a partire dalle zone del centro, nei punti dove più alta è la presenza di migranti; comitati unitari di stranieri e italiani che elaborino un piano di presenza sul territorio con cui sradicare la presenza fascista. Su questo terreno non è possibile delegare in nessun modo alle forze dell'ordine.
c) approvare nelle assemblee di azienda ordini del giorno di solidarietà, ma anche di richiesta di uno sciopero territoriale contro razzismo e fascismo
d) adoperarsi perché nel corteo di sabato siano presenti Rsu con i propri striscioni
e) includere nel movimento non solo generiche condanne del razzismo, ma richieste ben precise di rifiuto di ogni politica securitaria, a partire dall'abolizione della Bossi-Fini e della Turco-Napolitano.