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Questo 25 aprile cade in un momento particolare. Milioni di persone pensavano di aver celebrato una speciale “festa della Liberazione” il 24-25 febbraio scorsi, attraverso il voto. E invece no, non ce ne siamo liberati: Monti è ancora al suo posto, e Napolitano, lo stesso che ci propone una festa della Liberazione depurata da ogni aspetto che richiami la lotta di classe, si sta prodigando per trovare “soluzioni”.

 

L’obiettivo dichiarato è continuare con le politiche di austerità. Come accade in Grecia, in Spagna e nelle ultime settimane anche a Cipro, a pagare il prezzo della crisi sono solo i lavoratori, i pensionati ed in particolare i giovani.

La disoccupazione giovanile è al 37,8 per cento, la precarietà dilaga: la condizione giovanile è una bomba sociale ad orologeria pronta ad esplodere.

Come ci insegnarono i nostri nonni settant’anni fa, i diritti si conquistano con la lotta e dall’oppresione e dallo sfruttamento, di qualunque tipo, ci si difende con la resistenza. È questo l’insegnamento del 25 aprile che difendiamo.

Non ci sorprende che dall’altra parte della barricata, le istituzioni e la classe dominante sprechino fiumi di propaganda per rendere la resistenza e l’antifascismo un’icona inoffensiva, che va depurata di tutti i suoi aspetti rivoluzionari e di classe. Che nessuno provi a prendere esempio!

E non ci stupisce nemmeno il fatto che tra i “salvatori della patria” indicati da Napolitano come “saggi” ci sia Luciano Violante, uno di quelli che per primo a sinistra sdoganò i fascisti dichiarando agli inizi degli anni ’90 che bisognava “capire le ragioni dei giovani della Repubblica di Salò”.

Molti giustamente ricordano il Tribunale speciale fascista che condannò migliaia di oppositori, tra i quali il dirigente comunista Antonio Gramsci. Noi vogliamo ricordare anche i tremila lavoratori comunisti licenziati alla Fiat dopo il 1948, i 68 morti, i 3.126 feriti ed i 92.169 arrestati dal ministro democristiano Mario Scelba che era un “illustre” rappresentante della Repubblica fondata sulla Costituzione.

Siamo sicuri che Scelba era un assiduo frequentatore dei palchi tricolore durante l’anniversario della Liberazione nei suoi anni. Proprio come oggi popolano quei palchi ministri e sindaci dei governi dell’austerità.

Vogliono cancellare il più possibile i riferimenti ai momenti più alti della lotta di classe, insabbiare la storia del conflitto e presentare un contesto in cui i momenti migliori della storia del nostro paese siano stati quelli in cui “tutti si sono uniti per il bene comune”.

Immaginiamo che vedremo un 25 aprile in cui si moltiplicheranno gli appelli pieni di retorica vuota su “l’Italia che risorse contro l’invasore” e sul “secondo Risorgimento” oltre che alla “difesa delle istituzioni”. Questi “valori etici” ci verranno indicati come strada da seguire oggi; tutti assieme per uscire dalla crisi, conditi da sbandieramenti tricolori e, perché no, dalla solidarietà per i due marò rispediti in India, assassini e vigliacchi che qualcuno dipinge come eroi.

A farci questi appelli saranno gli stessi che massacrano lo stato sociale, gli amministratori locali che chiudono gli ospedali, i poliziotti che ci manganellano ai cortei, i preti della Chiesa del Papa colluso con la dittatura argentina e forse anche qualcuno di quei sindacalisti che hanno più paura del conflitto operaio che di ogni altra cosa.

Ma oltre a loro c’è qualcuno di “nuovo” pronto a dirci che è meglio non parlare dell’antifascismo, che “il fascismo e il comunismo sono morti trent’anni fa” e che “esiste un fascismo buono, quello delle origini” come ci ricordano Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle. Il fascismo buono del Movimento 5 stelle sarebbe quello che all’inizio della sua ascesa, finanziato dai padroni e dagli agrari, incendiava le Camere del lavoro, rompeva gli scioperi con brutali aggressioni, bruciava i libri e manganellava sindacalisti e attivisti del movimento operaio. Era rabbiosa la repressione del padronato terrorizzato dagli operai che volevano tutto.

Per quanto ci riguarda non solo combattiamo il fascismo nel suo insieme, dai giorni della sua ascesa fino al 25 aprile 1945, ma crediamo anche che oggi come allora vada combattuto quel sistema capitalista che sostiene, coccola, finanzia ed usa i fascisti contro chi si ribella di fronte allo sfruttamento e all’oppressione.

Non crediamo che le distinzioni tra destra e sinistra, tra fascismo e antifascismo siano superate perché sono la trasposizione politica di quella contrapposizione tra ricchi e poveri, sfruttatori e sfruttati che oggi più che mai è viva nella nostra società.

Oggi il pericolo principale non viene dai gruppuscoli fascisti che sono relegati a fare i cani da guardia delle forze dell’ordine e del padronato, spesso facendo il lavoro sporco che loro non possono fare apertamente. Il pericolo principale viene oggi dalla dittatura del capitale.

Che questo 25 aprile sia dunque anticapitalista. Un 25 aprile di resistenza e di riscossa. Un 25 aprile partigiano, dalla parte dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.

 

10 aprile 2013

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