Breadcrumbs

Uccisa con colpi d’accetta, violentata e poi assassinata, colpita con 34 coltellate, sfregiata con l’acido: questi sono i titoli che leggiamo oramai tutti i giorni sui giornali e che riguardano il fenomeno del femminicidio in Italia diventato un avvenimento quotidiano.

La prima causa di morte per le donne italiane tra i 16 e i 44 anni, infatti è l’omicidio da parte del coniuge, ex coniuge o ex fidanzato. Nel nostro paese, secondo i dati Istat del 2012, oltre 14 milioni di donne hanno subito violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della loro vita. Ogni anno vengono uccise in media 100 donne e quasi 700 mila di esse hanno subito non uno ma una serie di atti violenti da parte del partner. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate e il sommerso raggiunge il 96%; le donne non raccontano le violenze subite rafforzando l’idea diffusa nell’immaginario collettivo che si tratti di casi eccezionali e sporadici.

Questo silenzio riguarda soprattutto le fasce sociali più svantaggiate ed emarginate del nostro paese, infatti le donne che non hanno una propria autonomia economica e sociale hanno più difficoltà a denunciare gli atti di violenza subiti dai partner rispetto alle donne appartenenti a classi sociali più ricche che hanno meno difficoltà a pagare un avvocato o cercare un’altra casa dove abitare. Con l’aggravarsi della crisi economica e l’aumento della disoccupazione, i casi di violenza sulle donne sono aumentati. Spesso gli uomini, a causa della perdita del lavoro, dei salari bassi, dei turni massacranti, trovano nella famiglia e nelle loro compagne la valvola di sfogo delle loro frustrazioni e dei loro “fallimenti”. La violenza fisica è la condanna più aberrante del sistema capitalistico verso le donne più deboli. Molte volte le donne non hanno punti di riferimento a cui rivolgersi in un paese in cui lo stato sociale non è in grado di garantire loro un aiuto. Il sistema economico in cui viviamo ha sottratto risorse importanti a quelle numerose strutture (come i consultori) che aiutano le donne meno agiate a denunciare le violenze fisiche e psicologiche e che offrono loro un supporto.

Questi omicidi, che ci vengono presentati come frutto di delitti passionali, azioni improvvise di raptus e di follia omicida, sono in realtà conseguenza della crisi del sistema capitalista che porta gli uomini alla barbarie in una società profondamente maschilista, in cui si è consolidata l’immagine femminile come angelo del focolare domestico oppure come proprietà dell’uomo. Di fronte all’abbandono del partner da parte della donna, l’uomo si sente legittimato a punire con l’omicidio la propria ex compagna, colpevole di aver trasgredito un modello comportamentale tradizionale.

In che modo il femminicidio può scomparire dalla vita di centinaia di donne? Prima di tutto le donne devono tornare ad essere le protagoniste della loro emancipazione nei luoghi di lavoro e di studio, nella società e nella famiglia, attraverso una reale presa di coscienza del loro ruolo nel processo di liberazione. Solo dotandosi di strumenti politici e di un’analisi di classe del mondo in cui viviamo, le donne lavoratrici e gli uomini potranno lottare insieme per abolire il sistema capitalista e per una società in cui non esisteranno più violenze e soprusi nei confronti delle più deboli e dei più deboli.

Joomla SEF URLs by Artio