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Proponiamo ai lettori ampi estratti di un articolo pubblicato su FalceMartello 23 dell’ottobre 1988. Sono passati 12 anni dalla pubblicazione di questo articolo, e nonostante in questi mesi vari dirigenti della sinistra e del sindacato, nonché l’allora amministratore delegato della Fiat, Cesare Romiti, abbiano aggiunto nuovi particolari sui retroscena di questa vicenda, attraverso nuovi libri o interviste pubbliche, riteniamo che l’articolo da noi pubblicato allora mantenga la sua attualità sulle cause della sconfitta e sugli insegnamenti che ancora oggi devono trarre da quella esperienza di lotta dei lavoratori italiani. Rimandiamo i lettori che sono interessati ad approfondire alcune questioni specifiche che qui per motivi di spazio non abbiamo potuto affrontare, ad articoli e pubblicazioni da noi prodotte. In particolare sull’autunno caldo segnaliamo che la scorsa primavera abbiamo dedicato il secondo numero della rivista teorica "In difesa del marxismo" intitolata "1968-’69: un biennio rivoluzionario".

La sconfitta della lotta degli operai Fiat dell’autunno 1980, passata alla storia come i "35 giorni", rappresentò un punto di svolta nella storia del movimento operaio italiano. In occasione del ventesimo anniversario molto è stato scritto, quotidiani come Il manifesto e Liberazione hanno dedicato anche un inserto speciale; Sabattini, già allora esponente di primo piano dei metalmeccanici, ha recentemente pubblicato un nuovo libro, "Restaurazione italiana". Purtroppo nulla di quello che è stato pubblicato in questi mesi è andato oltre alla descrizione dei fatti. A vent’anni di distanza la domanda "cosa si poteva fare?" rimane senza risposta.

A proposito delle celebrazioni del 25 aprile in Friuli-Venezia Giulia

Le celebrazioni per il 25 aprile del 2000 nel Friuli Venezia Giulia resteranno nella storia perché nel corso di esse è stato sancito quello che (ben 25 anni fa!) uno storico triestino definì "accostamento aberrante", ovvero l’equiparazione delle "foibe" alla Risiera di San Sabba (la quale, ricordiamo, fu l’unico campo di sterminio nazista nell’attuale territorio italiano). Ma ricostruiamo un po’ di fatti storici.

I crimini del fascismo contro i popoli jugoslavi

Nelle ultime settimane abbiamo visto riprendere corpo la campagna contro la Resistenza, rilanciata dalla proposta del sindaco di Trieste, Illy, di abolire la festa del 25 aprile. Un ruolo particolare in questa propaganda viene assegnato alla rievocazione dei presunti massacri di massa compiuti dai partigiani sloveni contro gli italiani durante e dopo la Resistenza stessa. In questa campagna indecente, che si alimenta non solo di falsificazioni storiche spudorate, ma anche di un vero e proprio razzismo antislavo, viene completamente messa in ombra la responsabilità dello Stato italiano nella persecuzione dei popoli aggrediti nel 1941 con l’invasione della Jugoslavia.

Ringraziamo quindi caldamente l’autrice di questo articolo, che contribuisce a rimettere in luce questo aspetto sempre nascosto e minimizzato della "storia patria". Su questi temi torneremo ancora nei prossimi numeri della rivista.

la redazione

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