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Poco più di vent’anni fa, il 12 novembre 1989, Achille Occhetto annunciava che il Partito Comunista Italiano, di cui era segretario, avrebbe cambiato il proprio nome. Questa dichiarazione fatta all’improvviso alla fine della commemorazione di una battaglia partigiana in un quartiere popolare di Bologna, piombò come un fulmine a ciel sereno per molti militanti del Pci. Per quattordici mesi in migliaia di sezioni si dibatté animatamente sulla “svolta della Bolognina”: alla fine del gennaio del 1991 il Pci si sciolse, dando vita al Partito Democratico della Sinistra. Una minoranza degli iscritti non accettò quella scelta, dando vita a quello che diventò dopo pochi mesi il Partito della Rifondazione Comunista.

Tra rivoluzione  e restaurazione


Si avvicina il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, quel 9 novembre 1989 oggi celebrato da destra a… Sinistra e Libertà (ricordiamo la polemica sulla tessera dei Giovani comunisti voluta dai compagni che successivamente uscirono da Rifondazione, che immagine copiata tra l’altro dalla tessera dei loro attuali compagni di viaggio socialisti) come un evento di liberazione e di pace, vedendo quest’evento non come il fallimento dello stalinismo e di un sistema burocratico, ma come la sconfitta delle idee di emancipazione e di uguaglianza, insomma, del comunismo.

“Perchè siamo noi proletari del sud noi operai massa... che abbiamo costruito lo sviluppo del capitale e di questo Stato. Siamo noi che abbiamo creato tutta la ricchezza che c'è e di cui non ci lasciano che le briciole. Abbiamo creato tutta questa ricchezza crepando di lavoro alla Fiat o crepando di fame al sud. E adesso noi che siamo la grande maggioranza del proletariato non ne abbiamo più voglia di lavorare e di crepare per lo sviluppo del capitale e di questo suo Stato... è ora di finirla con questi porci che tutta questa enorme ricchezza che noi produciamo qua e nel mondo... non sanno che sprecarla e distruggerla... Con tutta questa ricchezza che c'è la gente invece potrebbe non più morire di fame potrebbe non più lavorare. Allora prendiamoci noi tutta questa ricchezza allora prendiamoci tutto” (da “Vogliamo tutto” di N. Balestrini).

In questi giorni ricorre il trentesimo anniversario della rivoluzione che abbatté lo Shah in Iran e portò successivamente alla instaurazione della Repubblica islamica. Il marxista britannico Ted Grant analizzava nel fuoco degli avvenimenti le caratteristiche più salienti di quel movimento insurrezionale.
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